Storia del Basket a Brindisi









di Pompeo BARBIERO 

BRINDISI - Erano gli albori degli anni ’50 quando Peppino Todisco portò a Brindisi la pallacanestro dopo averla appresa da amici americani. Il maestro giramondo, nativo di Cisternino, che col passare degli anni diventò poi un prezioso punto di riferimento del basket nazionale, cominciò ad insegnare i primi rudimenti di questa attività sportiva sconosciuta in una realtà, come quella brindisina, le cui predilezioni più suffragate erano il calcio e poi via via l’atletica, la scherma, il canottaggio.
Sì, proprio il canottaggio, dal quale spuntò fuori all’improvviso nel 1952 un certo Aurelio Pentassuglia, un possente remiere 21enne di buone qualità, indeciso fino a quel momento se continuare a difendere la porta della squadra di calcio del Carovigno o proseguire nell’attività canottiera con la squadra della Lega Navale di Brindisi. Non poteva ancora sapere, il prode Aurelio, che sarebbe stata la pallacanestro lo sport che lo avrebbe, poi, fatto conoscere in tutto il mondo.
Ad ogni modo, Elio decise di lasciare il canottaggio per la palla a spicchi e divenne uno dei primi discepoli di Todisco insieme ad Aldo Vonghia, Franco Portaluri, Riccardo Salvemini ed altri ancora. Il palcoscenico sul quale questi giovani mettevano in mostra le proprie virtù cestistiche era la mitica palestra Galliano, il primo e per tanti anni unico impianto sportivo della città, rigorosamente all’aperto, sul cui parquet in cemento sono poi cresciuti tanti talenti, sfornati da big Elio, il quale, svezzatosi dalle cure di Peppino Todisco, cominciò a camminare da solo assumendosi grandi responsabilità nella doppia veste di allenatore e giocatore della Libertas Brindisi. E così spuntarono come funghi giovani talenti come Claudio Calderari, il più grande cestista che Brindisi abbia mai espresso fino ad oggi, i fratelli Pino ed Enzo Giuri, Gianni Donativi e Vittorio Sangiorgio, per finire a Franco Musci e a Lillo Primaverili, che poi sarebbe diventato il primo erede di big Elio a sedere su una panchina di serie A.
Siamo giunti così ai primi anni ’60, quando finalmente il Comune di Brindisi ed il CONI provinciale edificarono il palazzetto coperto di via Ruta, al rione Casale, che poi sarebbe stato per vent’anni il punto d’incontro del basket cittadino, quello che ha visto e celebrato i grandi fasti della Libertas con i gialloneri di Elio Pentassuglia, di Roberto Buscicchio e di quello che oggi, con un termine assai alla moda, potremmo definire “il grande padrino”, cioè l’on. Giulio Caiati, che di questa squadra era il vero padre-padrone.
Erano tempi grami questi dal punto di vista economico, quando a Brindisi era appena sbarcata la Montecatini e di boom economico ancora non se ne parlava. Il contrabbando delle sigarette a quell’epoca era ancora un’attività che sapeva tanto di romantico e faceva tenerezza più che destare preoccupazioni. Si praticava un basket dilettantistico allo stato puro e i gialloneri della Libertas, ma anche i biancorossi dell’Assi non sapevano neppure cosa significasse il termine rimborso spese. Bene che andasse, alla fine della carriera, poteva arrivare un posto di impiegato in ospedale o in banca o alle poste. Era questo un modo come un altro per risolvere il problema dell’occupazione giovanile.
Elio Pentassuglia, al quale il posto di lavoro “zio” Giulio Caiati lo aveva trovato alla provincia, intanto, aveva smesso di giocare nel 1962 continuando la carriera di istruttore e di tecnico. “Costrinse” così Peppino Todisco a spostarsi sull’altra sponda del basket brindisino, rappresentato dall’Assi, la creatura dell’on. Mario Marino Guadalupi, grande figura di sportivo oltre che di politico avveduto. Nella nuova società Todisco ottenne buone soddisfazioni portando la squadra in serie B agli inizi degli anni ’70 e organizzando un buon vivaio di giocatori interessanti. Successivamente, poi, anche in seguito alla scomparsa del suo mentore, l’Assi scivolò inesorabilmente in categorie inferiori continuando tuttavia con il figlio Vincenzo un’ attività giovanile sempre proficua e costante.
Per Pentassuglia e la sua creatura, invece,  i risultati divennero sempre più interessanti, poichè la Libertas Brindisi, insieme alla Partenope Napoli, era diventata il principale punto di riferimento del basket meridionale, e veleggiava costantemente ai primi posti della serie B con una squadra composta tutta da brindisini.
Nel 1969, la squadra si qualificò per la finale a Napoli con il Brill Cagliari valida per la promozione in serie A, ma non riuscì a superare la prova, nonostante fossero stati oltre 2000 i tifosi brindisini presenti allo spareggio. Fu un brutto colpo per tutti e alcuni giocatori, come Pino Giuri e Franco Musci, andarono via dalla Libertas.
Pentassuglia non si dette per vinto e ricominciò daccapo. Allestì una squadra di ragazzi, tutti molto giovani, con i soli Calderari ed Enzo Giuri a far loro da chioccia. Arrivò così il grande momento di Maurizio Solfrizzi e di Roberto Cordella, due autentici talenti che, a differenza di Calderari che non aveva mai voluto allontanarsi da Brindisi, nonostante il grande richiamo di Cesare Rubini alla sua Simmenthal Milano, compiranno il grande salto in serie A, a Forlì, e in nazionale.
Ma da qualche anno aveva iniziato la sua grande carriera Piero Labate, il mitico capitano della Libertas Brindisi, il più grande difensore che Brindisi abbia mai avuto nella sua storia, ma pure eccellente attaccante, soltanto terzo a quel tempo dietro i più fantasiosi Calderari e Solfrizzi. Ho ancora oggi impressa nella mente quella che ritengo sia stata la più bella partita che Piero Labate abbia disputato nella sua lunga carriera. Eravamo ai tempi della prima serie A. La sera del 26 dicembre 1976, al palasport di via Ruta, si giocava Libertas-Fernet Tonic Bologna. Sulla panchina giallonera era seduto da tre campionati Lillo Primaverili, che aveva sostituito Pentassuglia partito tre anni prima da Brindisi per allenare la Partenope Napoli. Labate doveva vedersela direttamente con Meo Sacchetti, che era in quel momento l’ala titolare della nazionale azzurra, un giocatore di livello europeo. Fu uno scontro fra titani, terminato alla pari: uno opposto all’altro, Labate e Sacchetti disputarono una partita eccezionale che finì in parità tra loro, con 30 punti ciascuno a referto, ma fu il Bologna ad aggiudicarsi la vittoria nel rush finale.
Alla fine di quello stesso anno, nel maggio del 1977, dopo tre anni di serie A, la Libertas di Lillo Primaverili conobbe l’amarezza della retrocessione, a causa del gravissimo infortunio subito alla terza partita di campionato dal suo americano David Vaughn.
A quell’epoca la norma, a dir poco assurda, non prevedeva la sostituzione dello straniero in caso di infortunio e la Libertas Brindisi arrivò per ultima, nonostante i grandi sforzi di Labate, dell’argentino Adriano Monachesi e di Daniele Cecco, il primo, vero pivot italiano d’importazione a Brindisi dopo la prima esperienza, piuttosto negativa, con Silvano Lesa. Con l’arrivo di Cecco e degli americani si cominciò a parlare per la prima volta di denaro e di stipendi in casa giallonera, anche se poi questa triste retrocessione segnò la fine della lunga e gloriosa favola della Libertas Brindisi, ma non quella del basket brindisino, che, anzi, qualche mese dopo, dette inizio ad un’altra bella storia che avrebbe portato risultati ancora più grandi di quelli fin allora conseguiti.
Sulla scena del basket brindisino si affacciò così, nell’estate del 1977, Mario Scotto Di Marco, un avvocato brindisino di 29 anni, giovane e ricco, un vero appassionato della pallacanestro, che, col piglio del condottiero, prese subito in mano le redini del basket cittadino. Nel breve volgere di quattro campionati, Scotto, da solo e senza sponsor, portò la squadra  dalla serie B alla serie A/1, a combattere contro gli squadroni della massima serie. E fu lui stesso, insieme con una cordata di imprenditori locali, ad edificare nel 1980 un nuovo palazzo dello sport in contrada Masseriola, denominandolo “Nuova Idea”, un progetto faraonico attorno al quale si verificarono poi grandi eventi sul piano sportivo, ma purtroppo anche situazioni notevolmente incresciose su quello politico e giudiziario. Scotto, un po’ per sua scelta, per gran parte a causa di varie defezioni degli altri imprenditori, rimase praticamente da solo ad affrontare il peso di una gestione sempre più onerosa e difficile.
A guidare la squadra tra il 1979 e l’80 Scotto chiamò Piero Pasini, un tecnico romagnolo di Forlimpopoli, al quale vanno ascritti grandi meriti per la conquista di due promozioni consecutive dalla B alla A/1, ma soprattutto per aver portato a Brindisi prima quel fuoriclasse inarrivabile che si chiamava Claudio Malagoli e poi quel grandissimo funambolo di Otis Howard, atleta dal fisico eccezionale, uno degli americani più spettacolari che si sia mai visto in Italia. Insieme, questi due autentici campioni, guidati in regia dal giovanissimo e promettente play brindisino Francesco Fischetto e sotto le plance dal “rookie” americano Rich Yonakor, trascinarono la squadra e la città alla conquista di luminosi traguardi, ma soprattutto fecero impazzire di gioia e fecero sognare gli sportivi brindisini che affluivano al palazzetto in massa, intere famiglie al seguito, facendo la fila per ore e ore, incuranti della fatica e delle intemperie. E il palazzetto di Nuova Idea divenne per davvero un’autentica fossa dei leoni per le squadre avversarie, che avevano da combattere non solo contro questi grandi campioni, ma soprattutto contro 5000 tifosi assatanati che facevano un tifo davvero infernale in ogni partita.
Dei ricordi meravigliosi che ci ha lasciato la serie A/1, sono certamente da ricordare le due grandi vittorie contro il Billy Milano di Dan Peterson, Dino Meneghin e Mike D’Antoni, e contro la Squibb Cantù di Pierluigi Marzorati, Fabrizio Della Fiori e Antonello Riva, che l’anno precedente aveva vinto lo scudetto tricolore. Alla fine di quel campionato, il Brindisi di coach Rudy D’Amico retrocesse in A/2, ma rimase in questa realtà per altri tre anni, disputando eccellenti campionati e sfornando ancora giovani talenti, che si chiamavano Alessandro Santoro, Mauro Procaccini, Pinuccio Cavaliere, Beppe Natali e facendo arrivare a Brindisi americani eccellenti come Tony Zeno, Marty Byrnes e Dan Caldwell.
Sulla panchina, intanto, Scotto aveva richiamato Elio Pentassuglia, il grande coach ormai stanco, reduce dai trionfi riportati a Rieti ed a Varese. Big Elio provò a formare con Mario Scotto un binomio vincente, ma le disavventure imposte al presidente dai politici brindisini determinarono la fine del grande basket a Brindisi. Il campionato 1985-86, con Nico Messina alla guida della squadra, si chiuse così con la dura retrocessione in serie B dopo sei bellissimi anni di successi e di trionfi.
Vennero poi tempi bui e difficili, nel corso dei quali la pallacanestro brindisina ha conosciuto momenti davvero tristi, tra i quali la morte di Pentassuglia e Malagoli avvenuta per entrambi nel 1988, a pochi mesi una dall’altra, alternati ad un periodo di grande rivincita, quando la squadra fu promossa in B d’Eccellenza rimanendovi poi per otto anni. Era l’agosto del 1992, quando alla guida della società si pose un gruppo di imprenditori brindisini che facevano capo ai fratelli Oronzo e Pino Pennetta, a Tullio Marino, Vito Buonsanto e Cosimo Cordella, i quali riuscirono ad allestire una squadra vincente attorno al tecnico Lillo Primaverili. Gli ormai anziani Roberto Cordella e Gigi Santini, insieme al vecchio pivot Guglielmo Dordei e ai più giovani e brillanti Pippo Frascolla e Mimmo Castellitto, trascinarono un manipolo di ragazzi brindisini alla vittoria del campionato di serie B/2 ed al ritorno in B d’Eccellenza, superando nei playoff prima il Lecce e poi il Capri.
Furono anni di nuove e grandi soddisfazioni sportive del basket brindisino, ma l’esiguità delle casse sociali non poteva consentire di raggiungere traguardi più ambiziosi della semplice partecipazione a questo pur eccellente campionato. Brindisi, però, sostenuta costantemente dal suo grande e generoso pubblico, continuò a sfornare imperterrita bei talenti come Massimiliano Di Santo, Giovanni Parisi, Paolo Della Corte, Andrea Loriga, Giancarlo Zizza, Gigi Minghetti, che, con la loro bravura, hanno dato la possibilità alla società di tirare avanti da sola nella gestione di diversi campionati.
Ma, a lungo andare, la mancanza di nuovi imprenditori che potessero affiancarli o sostituirli, costrinse alla resa i fratelli Pennetta, che, nel giugno del 2001, cedettero i diritti della squadra alla  Falchetti Caserta.
L’anno successivo, per la prima volta nella sua storia, Brindisi rimase senza una squadra che portasse in giro per l’Italia il suo nome. Al palazzetto della Masseriola giocava la squadra di Ceglie Messapica, ma i brindisini non riuscirono ad affezionarsi ad una entità che non sentivano propria.
Negli anni successivi, dopo aver tentato una prima volta l'avventura con la sua Buen Cafè in campionati minori,  l’imprenditore Giovanni Di Bella, grazie all'intervento decisivo del sindaco Giovanni Antonino e dello sponsor Massimo Ferrarese, compì un ultimo tentativo di risollevare le sorti del basket brindisino. Ma ormai le delusioni avevano fiaccato l’amore dei brindisini per la squadra, al punto che in massa essi decisero di abbandonarla al suo destino.
Nell’estate del 2004, però, ci pensò Massimo Ferrarese a compiere il gran passo e, sostenuto da Antonio Corlianò e da altri imprenditori e industriali brindisini, lanciò il guanto di sfida alla grande massa dei tifosi della nostra città. Lo slogan “Riportiamo i brindisini al Palazzetto”, che sembrava una chimera irrangiungibile, funzionò alla perfezione grazie soprattutto all’arrivo a Brindisi di Claudio “Bomba” Bonaccorsi, un fuoriclasse di 38 anni, ormai al termine di una lunga e luminosa carriera, ma capace ancora di esibire grandi giocate che ammaliarono inevitabilmente gli sportivi brindisini. Quella squadra, affidata a Massimo Bianchi, non vinse il campionato - che fu appannaggio del sorprendente Ribera - ma riallacciò immediatamente il rapporto tra la squadra ed il suo pubblico ponendo le basi per quello che poi sarebbe diventato un altro dei tanti, grandi miracoli di cui la pallacanestro brindisina si è resa protagonista nel corso degli anni.
Il resto della storia di questi ultimi anni è ancora vivo e palpitante. Massimo Ferrarese è rimasto sempre lì, come baluardo insormontabile e inaffondabile. Prima da solo, per sette anni, dall’anno scorso invece affiancato da altri 12 imprenditori, è risultato determinante per le sorti della Brindisi cestistica, che, negli ultimi tre campionati, ha fatto il saliscendi dalla serie A. Sono arrivate, nel frattempo, le due promozioni con coach Giovanni Perdichizzi, che, nel giugno del 2008, ha portato Brindisi prima dalla B/1 alla Legadue e, successivamente, l’ha condotta trionfalmente in Lega A.
La nuova promozione del 14 giugno 2012 in Lega A del Brindisi di coach Piero Bucchi - sorretto magnificamente dal main sponsor  Enel Italia - è l’ultimo, meraviglioso traguardo raggiunto dal basket brindisino, che, dopo un’amara retrocessione dalla serie A, è riuscito a tornare subito nel massimo campionato ponendo le basi essenziali per la crescita sul piano societario. Ora, però, Ferrarese e gli altri soci dell’Enel Basket Brindisi intendono raggiungere l’obiettivo ambizioso di un duraturo soggiorno nel massimo campionato. Buon pro' vi faccia!


14 commenti:

  1. Se ami il basket, hai buone probabilità di avere discindenza brindisina se già non lo sei di nascita.....se sei un'esteta del bel gioco e tifoso della tua squadra ma al contempo un esempio di obiettiva sportività e sana cultura sportiva, non puoi prescindere da chi ha tutte le credenziali per potertela insegnare e raccontare ancora meglio, perciò sicuramente sarai un lettore di chi riporta la sua passione per il basket narrandola a 360 gradi..... un "playmaker" della penna; POMPEO BARBIERO...auguri per questa tua nuova avventura!!
    Claudio Bomba Bonaccorsi

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    1. Grazie di cuore ad un giocatore che a Brindisi ha saputo farsi amare ed apprezzare da tutti. Claudio, hai saputo essere determinante per le sorti del basket a Brindisi, apparso in quel preciso momento in chiara difficoltà. Massimo Ferrarese continua ancora a dire che tu sei stato il giocatore più importante della sua gestione, perchè il tuo arrivo a Brindisi ha riportato la gente al palazzetto oltre ad aver ripristinato l'entusiasmo e l'amore per il basket. Un caro abbraccio al nostro Claudio "Bomba" Bonaccorsi!

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  2. Caro Pompeo
    Questa è la storia che preferisco!!
    Mi auguro che tutti gli attori che tu hai citato possano mettere in questo tuo blog le loro esperienze ed i loro "culacchi" relativi al basket brindisino.
    Io ad esempio mi ricorderò sempre dei cerchioni di bicicletta che a Brindisi diventavano canestri per strada e delle partitelle fatte con i figli degli americani della base Nato che ci facevano sempre ..."neri"
    Oggi vedo mio figlio amare questo sport ed è bello discutere di Basket in casa, per alcuni di noi brindisini e come una droga non riesci a farne a meno.
    Ciao
    Rino Di Totero

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  3. Caro Pompeo solo oggi, 29 settembre ho letto questo tuo articolo. facendomi rivivere emozioni indimenticabili. Ti posso assicurare che tra i ricordi più indelebili della mia fanciulezza rimangono le partite alla Galliano a cui regolarmente la domenica mattina assistevo assieme a mio padre: partivamo dal Casale con la motobarca. passavamo a salutare i nonni a San Benedetto, una pesca al Bar affianco alla boutique di Mimmi e partita (anche quando pioveva!). Quindi l'epoca del palazzetto del Casale, dove assistevamo agli allenamenti ed alle partite non solo della LB e dell'ASSI, ma anche quella della Libertas Cappuccini.
    Un solo appunto se mi consenti, nella tua ricostruzione manca un accenno al periodo dei vari Lonero, Lonati, Ceglie, Ungaro, ect.; dei vari trofei G. Donativi a cui partecipavano importanti rappresentative straniere.
    Per concludere quando tornerò a risiedere a Brindisi, vorrei confrontarmi per raccontarti tante piccole storie: dalle partite a briscola con Mazzotta e Chiarini che si fermavano nel giardino di casa invece di andare a correre nel periodo della preparazione atletica; alle continue chiacchierate con Maurizio Solfrizzi mio compagno di scuola.
    Ciao ed a presto.
    Francesco Montanile

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  4. Francesco, oltre 60 anni di storia non ti consentono di porre l'accento su tutti gli argomenti che vorresti trattare. Tra l'altro, nell'appunto che mi hai rivolto, quello è stato uno dei momenti di minore risalto, dal punto di vista dei risultati, della nostra pallacanestro, comunque eccellente, se non altro per il fatto che dalla scuola di Elio cominciavano a venir fuori tanti giovani, chi più chi meno importanti.Di "materiale" ce n'era tantissimo, oltre a quelli che tu hai ricordato: Augusto D'Amico, Pino Galluccio, Gigi Longo e tanti altri ancora. Ma non sarebbe bastato un libro intero per ricordarli tutti quanti.
    Ciao, un caro abbraccio.
    Pompeo

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  5. Quasi mi sono commosso nel leggere la storia del Nostro basket. Per la prima volta ho sentito citare tutti i nomi di chi ha reso onore a questo sport ed agito con il cuore e la passione senza interesse alcuno. Quando si pensa al basket brindisino si parte sempre dalla sicuramente mitica promozione dell'81, come non ci fosse però un ante quem. Sono davvero felice che vengano citate persone come Roberto Buscicchio, esempi di uomini senza i quali non avremmo avuto oggi la cultura e la passione che contraddistinguono Brindisi come tempio del Basket meridionale.
    Grazie di cuore, è la più bella favola che abbia mai letto, e la cosa bella è che è successa davvero!
    Cordiali saluti.

    Un giovane affezionato tifoso del Brindisi

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  6. Mio caro giovane e anonimo lettore, debbo dire che sei stato bravo tu a farmi, a mia volta, emozionare e stupire con quanto mi hai scritto nel tuo intervento. Mi ha fatto davvero gran piacere che possa averti scosso in qualche modo la storia che ho narrato di oltre 60 anni della pallacanestro a Brindisi, così come, insieme a tanti altri brindisini della mia età, li ho vissuti e qui riportati fedelmente. Ho voluto raccontare questo periodo affascinante della nostra storia affinchè voi ragazzi conosciate fin dalle origini quando e come siano nate determinate situazioni che nella nostra città abbiano poi acquisito sempre più valore, pratica ed importanza. Ti ringrazio di cuore,
    Pompeo Barbiero

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  7. Caro Pompeo leggo solo ora questo tuo articolo e leggendo mi è sembrato sentirti parlare in carne ed ossa! Il Basket a Brindisi e stato e sarà sempre un DIAMANTE PREZIOSO non solo per merito di chi ha giocato, come me e tanti altri, ma soprattutto per coloro che hanno saputo raccontarlo....e tu sei NUMERO ONE


    Pinuccio Cavaliere

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  8. Grazie, Pinuccio! Raccontare i fatti e le varie esperienza vissute in 45 anni di pallacanestro lo ritengo un dovere oltre che un piacere, per un appassionato di basket come me, che è passato dal tifo più acceso alla critica meditata e obiettiva, con il trascorrere degli anni. Ma è stato soprattutto un piacere, perchè le ho vissute sulla mia pelle, sempre partecipe in prima persona, soprattutto quando ero ancora scapolo e seguivo la squadra anche durante gli allenamenti. Ho voluto così che anche i giovani tifosi, che si affacciano adesso al basket, conoscano la storia e le tradizioni di questo sport nella nostra città, ma pure gli artefici e i protagonisti di questo autentico "miracolo" che continuiamo a vivere ancora oggi a Brindisi.

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  9. Massimo Loiacono15 giugno 2014 06:03

    Ciao e complimenti per il tuo impegno nel narrare la storia del basket a Brindisi. Che per me studente del geometri era vedere, quando con il Prof. Lucio Montanile andavamo a fare preparazione atletica, l'americano Larry Williams giocoleggiare con la palla a spicchi. Alto, dinoccolato e riccioluto, ha fatto nascere in me la passione per il basket. Ma si sa qualcosa in più di lui? Provenienza, carriera, cosa fa ora? grazie e ciao. Massimo

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  10. Caro Massimo, ti ringrazio per i tuoi graditi complimenti. Ritengo la tua condivisione per la mia narrazione della Storia del Basket a Brindisi uno stimolo in più per raccontare fatti ed eventi di vita vissuta ai più giovani, che poco o nulla conoscono dei personaggi che hanno costruito la storia della pallacanestro brindisina.
    Quanto al personaggio Larry Williams, ti prometto di cercare notizie su di lui, pur se non sarà facile, visto che dovremo risalire a una storia di circa 40 anni fa. Bene, intanto ti ringrazio e ti saluto.
    Pompeo Barbiero

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  11. Posso raccontare un aneddoto della brindisi cestistica...?
    29 novembre 1981 - Brindisi sbarca al Palazzetto dello Sport del parco Ruffini di Torino per affrontare una compagine che in quegli anni stazionava nelle alte sfere del basket nazionale, la Berloni dei vari Caglieris, il povero Pino Brumatti, Meo Sacchetti (sì, proprio il coach che sta facendo sognare Sassari, Bruce "Soup" Campbell e un signor pivot che rispondeva al nome di Ernst Wansley... Brindisi rispondeva con Fischetto, "Lupetto" Malagoli, Otis Howard, Cliff Pondexter, ecc..

    Allora, figlio di emigranti brindisini, vivevo a Torino, ero un ragazzino di 14-15 anni, seguivo il basket già da due o tre anni e quindi andavo a vedere le partite dell'Auxilium, così ho potuto vedere giocare dal vivo i grandi campioni italiani e stranieri di quel tempo che calcavano le assi dei migliori parquet italiani..
    Basta. Quella sera solito punto di incontro con gli amici davanti all'ingresso del palazzetto, quattro chiacchere e poi via dentro a sentire l'atmosfera del pre-partita. I tiri di riscaldamento, gli esercizi degli atleti e poi pronti per la partita..
    Senonché, dall'altro lato del palazzo si era creato un vuoto che all'improvviso venne riempito da un nutrito gruppo di tifosi con bandiere bianche e rosse (Bartolini, lo sponsor..) che cominciavano a scaldare la voce con cori anche in dialetto (invitavano i torinesi ad andare in un certo posto, piuttosto che in un altro...).
    A questo punto il richiamo fu irresistibile. Ai miei amici dissi che quella partita me la vedevo da brindisino con i miei conterranei e che ci saremmo eventualmente rivisti a fine partita. Non si può dire che sia saltato sul carro dei vincitori, anzi... La possibilità che Brindisi perdesse quel match erano obiettivamente concrete ma non mi importava.
    Tra l'altro Brindisi rischiò di far sentire aria fredda agli avversari, Lupetto bordate dalla grande distanza ne mollò diverse, ma purtroppo valevano sempre solo due punti...
    Volevo urlare e cantare la mia vicinanza alla compagine che rappresentava la mia terra, la mia gente... e devo dire che non feci la scelta sbagliata.
    Tra i miei conterranei fu tutto un altro clima, tutta un'altra musica... Fu una serata indimenticabile, orgoglioso di essere brindisino.
    E da quella sera, a oltre trenta anni di distanza, ancora da lontano, dove la vita e il lavoro mi hanno portato (Bologna) tremo, spero esulto e mi esalto per quei colori bianchi e azzurri.. Sperando in una lunghissima permanenza nell'élite cestistica italiana.
    Forza Brindisi e complimenti per il blog
    Mimmo Ariano

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  12. Scusami per il ritardo con cui ti rispondo, caro amico mio, ma le vicende della vita talvolta distolgono anche le persone più attente e meticolose. Soltanto stasera ho letto il tuo commento alla mia Storia del basket brindisino. Ti dico subito che mi ha fatto gran piacere la tua condivisione di quanto ho inteso rappresentare vagando per i circa 50 anni della storia del basket a Brindisi. So di persona quanto siano importanti per i brindisini che vivono lontano dalla propria città il ricordo e l'abbraccio con i propri conterranei, specie quando poi riesci a veder giocare la tua squadra da vicino e magari nel posto in cui oggi vivi. Ti saluto e ti ringrazio.
    Pompeo Barbiero

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    1. Piccola rivincita nei confronti del passato e della lontananza dalla terra natia, dottor Barbiero... ven. 26 diceembre p.v. ore 17,00 sarò al PalaPentassuglia (incredibile ma vero!!!) e penso che me la godrò tutta anche perché Roma è due anni che ci rompe gli zebedei... e adesso bisogna che lascino i punticini.. ci servono per la final eight...

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