lunedì 23 giugno 2014

STORIA DELLA PALLACANESTRO BRINDISINA DAL DOPOGUERRA AL FENOMENO NEW BASKET BRINDISI - 3^ PUNTATA


Eccoci giunti alla 3^ puntata della storia della pallacanestro brindisina. Piero Andrioli, autore di questa bellissima retrospezione sui primordi del basket della nostra città, analizza attentamente gli anni in cui la Libertas Brindisi si trasformò da "matricola" terribile in squadra solida e ambiziosa, capace di arrivare nel giro di pochi anni per ben due volte agli spareggi per la promozione in serie A, prima contro Gira Bologna, Gorizia e La Spezia nel 1963 e poi a quello con Cagliari in un durissimo faccia a faccia sul "neutro" di Napoli nel 1969, purtroppo tutti risoltisi negativamente per la squadra di Elio Pentassuglia. 
Ma Andrioli ha pure dato uno sguardo all'ottimo lavoro svolto dal "Penta" e ai suoi successi nazionali con le squadre giovanili dei cadetti e degli juniores della Lib. Brindisi, oltre che a quanto ha saputo fare l'Assi Brindisi con i suoi campionati di categoria e con le sue squadre giovanili; e, per finire, ha pure menzionato le squadre minori che erano sorte, nel frattempo, attorno alla Libertas e all'Assi.


di Piero ANDRIOLI

3^. La Libertas Brindisi nel basket d’elite: da “matricola terribile” allo spareggio-promozione di Napoli.

L’ingresso nel “basket che conta” ebbe per Brindisi un grosso impatto mediatico. Non solo la Gazzetta del Mezzogiorno, ma anche testate nazionali come il Corriere dello Sport e grosse firme del giornalismo sportivo come Lino Cascioli e Mario Arceri, spendevano parole d’elogio per i ragazzi brindisini. Ovviamente, l’entusiasmo in città era alle stelle, anche troppo talvolta. Nel convulso finale contro la Lazio, un litigio tra Donativi e un giocatore romano provocò il finimondo in campo con una rissa generalizzata, a cui naturalmente il pubblico brindisino, assiepato in ogni modo possibile all’interno della Palestra Galiano, non si sottrasse. Le successive sanzioni  produssero una lunga squalifica del campo, poi ridotta, grazie anche a pressioni dall’ “alto”.
Ma c’erano anche altri risvolti non strettamente positivi: le trasferte si allungavano e i costi lievitavano di conseguenza. La Provincia di Brindisi mise a disposizione un pullman per le trasferte, ma altre volte i giocatori si dovevano arrangiare con le proprie auto e le salite dell’Appennino lucano diventavano troppo impervie per i limitati motori dell’epoca. La Serie A necessitava di una organizzazione più professionistica ed il livello del gioco richiedeva una preparazione appropriata degli allenamenti più continui. Tutto questo si scontrava con un dilettantismo puro di molti giocatori brindisini che, avendo un’attività lavorativa, naturalmente preferivano sacrificare la pallacanestro. In molte trasferte, i giocatori brindisini erano contati e, quindi, la sconfitta era scontata. Nonostante ciò, tuttavia, essi trasformarono la Palestra Galiano in un baluardo invalicabile per quasi tutte le avversarie, anche per le più forti, raggiungendo così una tranquilla salvezza. 
La stagione 1957-58 vide l’esordio di Elio Pentassuglia nel doppio ruolo di allenatore-giocatore, un ruolo che comportava pure scelte dolorose che alcuni giocatori non compresero. Fu così che prima Aldo Vonghia e poi, l’anno dopo, Gianni Donativi lasciarono la Libertas e raggiunsero Beppe Todisco a Monopoli. “Incomprensioni con il coach”, furono le motivazioni ufficiali, addotte dalle cronache dell’epoca. Grazie al continuo ricambio di giocatori, garantito dall’assidua opera di reclutamento e insegnamento, però, queste defezioni furono immediatamente colmate con l’innesto di nuovi giovani. L’anno successivo, infatti, esordì Vittorio Sangiorgio, uno dei più forti atleti brindisini di tutti i tempi, dotato di mezzi fisici straordinari e di un elevazione che rivedremo solo molti anni dopo con l’avvento dei colored USA. Per chi non ne è al corrente, Sangiorgio è stato anche uno dei più forti decatleti italiani degli anni ‘60 e, in effetti, per oltre una decina d’anni era lui, alto poco più di 1,90, ad essere il vero pivot della Libertas Brindisi.
Nella stagione 1960-61, poi, si registrò l’esordio di Claudio Calderari, la vera bandiera della Libertas Brindisi per quasi 15 anni. Non era un grande difensore, Claudio, ma certamente l’attaccante dotato di maggior talento, quello a cui affidare costantemente il tiro più importante della partita. Ma ne vedremo certamente altri “go to guy” più avanti nel tempo.
La stagione 1961-62 va ricordata in modo particolare per l’inaugurazione del Palazzetto CONI di Via Ruta, costruito con i finanziamenti del CONI in occasione delle Olimpiadi di Roma ’60. In quell’occasione, la partita d’esordio fu quella contro la Ricciardi Taranto del 12 novembre 1961. Elio Pentassuglia chiuse quella stagione sportiva con l’ultima partita della sua carriera contro il Palermo e appese le scarpe al chiodo dedicandosi poi a tempo pieno alla carriera di allenatore.
Il campionato successivo cominciò nella maniera peggiore, perché, poche ore prima dell’esordio contro il Foggia, giunse la tremenda notizia della morte di Gianni Donativi per incidente stradale. Questo evento sconvolse gli animi di tutto l’ambiente vicino alla squadra e la partita si giocò in un clima surreale. Mai, infatti, il Palazzetto di Via Ruta era stato cosi silenzioso.
Quella degli incidenti stradali, purtroppo, è stata una costante negativa, che ha poi avuto altri, durissimi episodi, come quello stesso di Pentassuglia e di Malagoli negli anni successivi. Comunque, la stagione 1963-64 prosegui come una vera e propria marcia trionfale, perché la Libertas Brindisi, al termine della stagione regolare, si classificò al primo posto insieme alla Fulgor Pozzuoli. La Libertas Brindisi era composta da Vincenzo Giuri, Giuseppe Giuri, Lillo Primaverili, Claudio Calderari, Vittorio Sangiorgio, Franco Musci, Pino Galluccio, Franco Marra, Antonio Guadalupi, Augusto D’Amico, Gianvito Monaco, Bruno Cocciolo
Fu necessario uno spareggio con il Pozzuoli, giocato a Roma, che vide prevalere i ragazzi di Pentassuglia per 67-62. In altre stagioni, questo sarebbe bastato per essere promossi nell’ambita prima serie nazionale, dove giocavano le grandi squadre del nord, dalla Ignis Varese, alla Simmenthal Milano, dalla Knorr Bologna alla Levissima Cantù, che - occorre ricordarlo -  in quel tempo dominavano in Europa e nel mondo. Purtroppo, in quella stagione, c’era un altro ostacolo da superare, non certo semplice. In un girone all’italiana, la Libertas Brindisi dovette affrontare le vincitrici degli altri 3 gironi della Serie A: il Gira Bologna, la Goriziana e l’Arsenale di La Spezia. Sarebbe bastato non arrivare ultima per essere promossa, ma, purtroppo, il divario tra i brindisini e le altre squadre era nettissimo. La Libertas perse tutti gli scontri, la delusione fu tanta, ma non quanto la rabbia di Pentassuglia, che reclamava a buon diritto una maggiore attenzione e partecipazione da parte della società alle vicende sportive della squadra. Necessitava un passo in avanti della società, che fosse un po’ più vicina agli standard di quelle del nord, per colmare il gap esistente. Così, al termine del campionato, Pentassuglia presentò le sue dimissioni, che tuttavia rientrarono la stagione successiva.
L’ossatura della squadra divenne molto solida e collaudata, anche se un po’ sbilanciata verso gli esterni. Calderari e i fratelli Giuri, ben supportati dal collante difensivo Musci, rappresentavano il meglio della Serie A dell’epoca, ma il solo Sangiorgio non poteva nascondere le carenze al rimbalzo e nel gioco sotto canestro. Anche quella fu una stagione vincente, che terminò però con il secondo posto alle spalle questa volta della Fulgor Pozzuoli. La sconfitta nell’ultima giornata a Roma contro l’Ex Alunni Massimo per 72-54, che aveva messo in moto circa mille tifosi al seguito della squadra, pregiudicò così la conquista della testa della classifica.
Il problema del pivot si cercò di risolverlo l’anno dopo, acquistando per la prima volta un giocatore non brindisino, dall’EAM Roma un certo Duranti di 1,98 cm., che non ebbe in realtà molta fortuna. Un buon impatto di campionato ebbe invece lo junior Giuseppe Galluccio, un pivot dalla mano educata, ma purtroppo una brutta pleurite mal curata lo tolse al basket troppo presto.
La stagione 1966-67 vide l’esordio di un'altra bandiera del basket brindisino, Piero Labate, che, in quasi vent’anni di militanza, segnò con grande evidenza le sorti della Libertas prima, della Pallacanestro Brindisi dopo e infine dell’Assi. A proposito di Assi Brindisi, nella stagione 1967-68, la squadra dell’On. Guadalupi fu promossa in Serie B (seconda serie). Ebbe così inizio una rivalità politico-sportiva molto accesa, con derbies scoppiettanti sul campo, sugli spalti e perfino in parlamento!!!
La stagione 1968-69 vide ai nastri di partenza una Libertas Brindisi molto competitiva,  già forte negli esterni, con un Labate all-around in ogni parte del campo e con Antelmi e Rutigliano a dare man forte a Sangiorgio sotto canestro. Fu una corsa a tre con la Brill Cagliari e la Libertas Livorno, ridotta poi a due con la rocambolesca vittoria nell’ultima giornata di Brindisi in casa del Portuale Livorno con un canestro del brindisino Longo a tempo praticamente scaduto. La stagione regolare terminò con la Libertas Brindisi e la Brill Cagliari a pari punti e fu necessario uno spareggio per decretare la squadra promossa nella massima serie nazionale. Intanto, in Coppa Italia, i ragazzi di Pentassuglia arrivarono fino ai quarti di finale sconfitti dalla Partenope Napoli.
Sempre Napoli fu il teatro dello spareggio tra Brindisi e Cagliari, giocato il 15 giugno (un mese dopo il termine della stagione regolare). 2000 brindisini raggiunsero la città partenopea  per cullare il sogno della promozione. Sogno che durò per oltre 30 minuti, ma alla fine prevalse lo strapotere dei cagliaritani con i rimbalzi dei nazionali Velluti e Pedrazzini, che vinsero per 62-56.
Questa la formazione e il tabellino di quella partita: Sangiorgio, Giuri V. 8, Longo, Calderari 17, Labate 18, Panessa 2, Petraroli, Lonati 2, Rutigliano 7, Antelmi 2. Altri protagonisti di quella stagione furono Musci e Giuseppe Giuri, che però non furono presenti allo spareggio di Napoli per dissidi con Pentassuglia. Con la sconfitta di Napoli, la Libertas fu ricacciata indietro per la seconda volta in pochi anni, proprio alle soglie dell’Olimpo del basket. Molti ritennero che forse era meglio così e che la massima serie avrebbe comportato difficoltà economiche e tecniche non consone ai mezzi a disposizione dell’epoca. Secondo la mia opinione, invece, dico che sarebbe stata una enorme soddisfazione per una squadra composta al 100% da brindisini provare il sapore della massima serie nazionale, anche a costo di fare brutte figure. Quello fu comunque l’apice della Libertas Brindisi a livello senior, al contrario degli juniores….


Gli anni ’60: il boom del settore giovanile

Per chi sia stato presente in quegli anni, la Palestra Galiano si presentava ogni pomeriggio come una piazza d’armi, piena di centinaia di bambini e di ragazzi ai comandi di un gruppo sparuto di allenatori pronti ad eseguire i primi e più elementari fondamentali del basket, anche perché molti di loro una palla a spicchi non l’avevano mai vista. L’opera di reclutamento fatta dal futuro professore Altomare, da Elio Pentassuglia e da altri preziosi collaboratori era capillare, si setacciava ogni scuola della città in cerca di “futuribili” prospetti.
Infatti, i primi frutti non tardarono ad arrivare. Nel 1959-60 la Libertas Brindisi partecipò per la prima volta alle finali del campionato nazionale juniores che si disputarono a Milano e furono vinti dalla Simmenthal di Masini (2,06 di statura), mentre per Brindisi significò un onorevole sesto posto. Nel 1965 le finali juniores si tennero a Brindisi e i ragazzi di Pentassuglia sfiorarono la finale perdendo ai supplementari da Treviso, per concludere con un eccellente 3° posto. L’anno successivo, la Libertas Brindisi arrivò addirittura in finale sia con gli juniores che con gli allievi: questi ultimi persero di appena due punti (49-47) dalla Virtus Bologna, mentre la stessa sorte capitò agli juniores, che a Napoli persero contro la Goriziana per 47-39. Gli juniores classe ’66 erano  composti da Pigna, Cocciolo, Rutigliano, Arigliano, Panessa, Amoruso, Velardi, Rizzo.
Il giovane coach Elio Pentassuglia 
Nel 1967, poi, gli allievi della Libertas diventarono campioni d’Italia battendo in finale Reggio Emilia per 54-52 . De Stradis, Petraroli, Labate, Longo, Antelmi, Maffei, Baldamari, Tichi furono i componenti di quella magnifica impresa.
Nel 1968 gli juniores arrivarono quinti nelle finali di Trieste, vinti dalla Libertas Livorno, e l’anno successivo sfiorarono nuovamente l’impresa arrivando in finale contro l’Oransoda Cantù dei giovani Marzorati, Vendemini e Della Fiori. I componenti di quella magnifica  spedizione furono De Stradis, Longo, Labate, Petraroli, Antelmi, Poddi, Corsa, Bruno, Ceglia.
La scuola brindisina di pallacanestro, sotto la guida illuminata di Elio Pentassuglia e del suo primo erede Lillo Primaverili, era considerata ben a ragione tra le migliori d’Italia e sicuramente all’avanguardia, soprattutto per quanto riguarda la tecnica dei fondamentali e la preparazione degli esterni. Il problema di sempre restava quello della scarsità dei pivot, ma la colpa non era degli allenatori bensì di madre natura.


Dietro la Libertas…..

La Libertas era la punta di diamante del movimento cestistico brindisino, ma non c’era soltanto lei e  non poteva essere altrimenti. Nella promozione pugliese di fine anni ‘50, oltre la Libertas Brindisi “B” c’era l’ASSI Brindisi (5), il Collegio Navale (6) e, agli inizi degli anni 60, troviamo la Folgore Brindisi (7) e il Basket Brindisi (8), che nella stagione 1962-63 furono entrambe promosse in Serie B (una categoria dietro la Libertas). Brindisi aveva ben 3 squadre nei primi tre livelli dei campionati e altre in promozione (Fiamma Brindisi e PP&TT Brindisi).
Nell’ottobre 1964, l’on. Mario Marino Guadalupi diventa presidente dell’ASSI Brindisi, la società è ambiziosa e punta a diventare l’antagonista principale a livello cittadino della Libertas Brindisi. Infatti, prende alcuni ex Libertas, quali Ettorino Quarta e Aldo Vonghia. Nella stagione 1965-66, arriva la promozione in Serie C, dopo un anno di consolidamento nella stagione 1967-68 giunge pure la promozione in Serie B, la stessa serie della Libertas Brindisi. Era l’inizio di una rivalità politico-sportiva, che da una parte vedeva il socialista Guadalupi e dall’altra il democristiano Caiati fronteggiarsi in campo e anche a Montecitorio. (9). Rivalità esauritasi poi con la prematura scomparsa di entrambi i personaggi politici.

(5) ASSI Brindisi 1957-58: Poddi, Moscatelli, Romoli, Travaglini, Simone, Calatrò, Raho, Aprile, Amoruso, Farinola.
(6) Collegio Navale Brindisi 1958-59: Primicino, Pizzo, Romano, De Grassi, Pietrosanti, Meggiani, Congedo, Lombardi, Piliego.
(7) Folgore Brindisi 1961-64: Del Prete, Giansante, Mariano, Perugino, Cafiero, Leoci, Ariuolo, Donati, Altomare, Capone, Velardi, Cantatore, Lonati, Policreste, Arigliano, Guadalupi, Albano, Corsa, Fazzina, Doldo, Pellecchia, Schina, Ruggiero, Sciurti.
(8) Basket Brindisi 1961-66: Lacitignola, Russo, Napolitano, Sclafani L. & A., Marinelli, Maiorano, Fagiani, Volgo, Di Dio, Luperto, D’Amico, Melone, Guadalupi,  Corsa, Mansueto, Fenderico, Buonasperanza e molti altri ex Libertas.
(9) ASSI Brindisi 1968-69: Lakovic, Perugino, Cianciaruso, Arigliano, Pellecchia, Cozzoli, Felline, Maghelli, Traversa, Antonazzo, Marra.  Coach: Altomare

L'ASSI Brindisi del 1968-69

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