venerdì 30 maggio 2014

STORIA DELLA PALLACANESTRO BRINDISINA DAL DOPOGUERRA FINO AL FENOMENO NEW BASKET BRINDISI - 2° PUNTATA


Diamo un seguito alla prima puntata della Storia della Pallacanestro Brindisina, raccontata impeccabilmente e con grande dovizia di particolari da Piero Andrioli. E dobbiamo ammettere con grande piacere che questa iniziativa ha suscitato la benevolenza e la curiosità di voi, cari amici e cari lettori, al di là di ogni nostra più rosea aspettativa. I contatti ricevuti fino alla mattina di oggi, relativi alla prima puntata, hanno raggiunto l'ottimo risultato di 1290 unità. Questo sta chiaramente a significare quanto i brindisini, ma pure gli appassionati italiani di pallacanestro in genere, seguano con piacere questo tipo di inchieste, specie se suffragate anche da immagini e da testi dell'epoca. Rivolgiamo un doveroso grazie da parte nostra nei vostri confronti! Ed ora, cari amici, gustatevi questa 2^ puntata!


di Piero ANDRIOLI

2. Elio Pentassuglia e Peppino Todisco: il braccio e la mente. La rapida ascesa della Libertas       Brindisi fino alla Serie A.

Ritroviamo la Libertas nel campionato di prima divisione pugliese del 1951-52, insieme ad altre tre formazioni brindisine: l'ASSI , la Marconi Brindisi e il Liceo Marzolla Brindisi. Il seme del basket era già piantato e cresceva piuttosto bene nelle fertili terre brindisine. Nei primi anni '50, oltre 10 società e quasi 200 atleti tesserati provenivano da Brindisi. La leadership regionale era ancora in mano a Bari, ma per poco tempo ancora. Quell'anno la Libertas approdò alle finali-promozione per la Serie C, ma fu sconfitta dagli avieri del IV Comando ZAT di Bari.
I giocatori brindisini, anche se non forti fisicamente, emersero per le loro doti tecniche e per la qualità nei fondamentali sapientemente insegnati prima dai fratelli Trabacca e poi da Peppino Todisco, senza dimenticare il lavoro dietro le quinte e del reclutamento di Tonino Altomare e Roberto Buscicchio.
I successi, però, non tarderanno a venire. Nella stagione successiva, infatti, l’ossatura della squadra si rafforzò e diventò quella che ben presto scalerà le classifiche del basket regionale e nazionale. Velardi, Pentassuglia, Donati, Vonghia, Donativi, Portaluri, Aiello, Amoruso, Piliego, De Blasi, Miglietta: questi furono i componenti della formazione che dominò il campionato di Prima Divisione pugliese in cui erano presenti anche il Savoia Brindisi e il Collegio Navale. In finale, i ragazzi dell’uomo con il basco dominarono il San Severo per 51-22 alla Galiano e per 38-33 in casa loro.
Nella stagione 1953-54, in Serie C, Pentassuglia e i suoi compagni affrontarono “il meglio” del basket regionale, escludendo il CUS Bari che militava in Serie B: subirono un’unica sconfitta con l’Angiulli Bari, ma collezionarono ben 9 vittorie, alcune anche di  larga misura, e 2 pareggi (allora erano ammessi), con la Libertas Bari e con l’Olimpia Matera. Si andò, dritti di filato, alle finali interzona e verso la promozione in Serie B. Per la prima volta, così, la pallacanestro brindisina si confrontò con il resto del basket meridionale. Il confronto fu assai lusinghiero, perché i brindisini dominarono in casa la Cestistica Foggia per 76-39 e il CUS Napoli per 62-42. Dopo aver limitato i danni in trasferta con il CUS Palermo, in casa essi certificarono la promozione con un eloquente 62-42. Autore di una grande prestazione fu Pavone, che firmò la sua prova con 33 punti e fu dichiarato MVP delle finali, come piace dire oggi, sostituendosi alla grande al “Penta”, che era impegnato nel servizio militare e non era al meglio della condizione fisica. Una curiosità importante va ricordata: nella formazione brindisina troviamo pure il nome di uno straniero, Bob Riesberg, americano di stanza nella costruenda Base Nato. Possiamo dire pure, il primo straniero che ha militato in una squadra brindisina (anche allora erano ammessi), che, nel rispetto del più assoluto dilettantismo, dava una mano ai nostri giocatori.
Nella foto, il quintetto base (senza Pentassuglia) che conquistò la promozione in Serie B. Da sinistra “Totino” Velardi, Aldo Vonghia, Franco Portaluri, Mario Pavone e Camillo Donati.     


La stagione 1954-55, in Serie B, fu la prima in una serie nazionale, secondo livello dei campionati, una specie di A/2, Legadue, attuale LegaGold, visto che é uso frequente in Italia dare nomi diversi alle stesse cose per far vedere che si cambia, quando invece non si cambia niente. La Libertas era nel girone D meridionale con ben quattro squadre di Napoli (Marcacci, Partenope, Pallacanestro e CUS), che facevano un uso troppo esagerato di stranieri, per quei tempi. Poi c’era la Lazio Pallacanestro, il Chieti Basket e il derby di Puglia con il CUS Bari. Diciamo subito che il derby fu dominato in entrambe le occasioni dai goliardi baresi. La struttura della squadra non cambiò affatto rispetto a quella dell’anno precedente: Donativi fu promosso in quintetto base e con Pentassuglia rappresentò il punto di forza della squadra, con l’ottimo apporto dei soliti Pavone e Velardi (il primo due metri  della storia di Brindisi). La Libertas pagò lo scotto del noviziato, chiuse la stagione al penultimo posto, con 3 vittorie, 1 pareggio e 10 sconfitte. Non retrocesse in Serie C, ma non riuscì nemmeno a qualificarsi per la nuova Serie A che, l’anno successivo, prese il posto della serie B, nella prima di tante riforme dei campionati che hanno contraddistinto l’era moderna della FIP e del basket italiano. A livello di massimo campionato, l’Olimpia Borletti Milano, dopo il poker della Virtus Bologna, mise a segno il pokerissimo, con ben cinque scudetti consecutivi. A mettere fine al dominio di Milano fu proprio la Virtus Bologna, targata Minganti.
Nella stagione successiva 1955-56, in Serie B (ora terzo livello), l’antagonista principale per la promozione fu la Libertas Taranto, con cui Brindisi disputò infuocatissimi derbies in una palestra Galiano, a detta dei giornali dell’epoca, insufficiente a contenere le migliaia di appassionati di questo sport. Una vittoria per parte (51-46 per Brindisi, 33-48 per Taranto) fu il risultato dei derbies, ma l’evento che tagliò le gambe per la promozione ai brindisini fu il pareggio in casa contro la Partenope Napoli. Fu promossa così Taranto per un sol punto, e Brindisi terminò la stagione con 9V 1N e 4P. Il roster di quella stagione era così composto: Portaluri, Pentassuglia, Donativi, Vonghia, Velardi, Antonucci, Melone, Salvemini, Colelli e i Fazzina. Intanto, Elio Pentassuglia prendeva il patentino di allenatore. Tale notizia assumerà, poi, col trascorrere delle stagioni sportive, un’importanza fondamentale per la carriera sportiva di big Elio e per la storia della pallacanestro brindisina.
Un anno di esperienza in più permise, poi, ai ragazzi brindisini della Libertas una trionfale cavalcata verso la promozione in Serie A (sopra c’erano soltanto le Elette). Ben 11 furono le vittorie e solo 3 le sconfitte, per altro tutte in trasferta, contro Palermo, Partenope e Cus Napoli. Fu abolito  il pareggio. Donativi e Pentassuglia rappresentarono ancora le punte di diamante di quella squadra, completata da Vonghia, Portaluri, Antonucci e Velardi, mentre maturavano un po’ per volta i giovani Melone, Fazzina, Salvemini, Colelli e Volgo. Il team brindisino veniva sapientemente orchestrato da coach Peppino Todisco. La Libertas arrivò così a disputare le finali per il titolo di campione d’Italia di serie B a Pesaro, ma le grandi squadre del nord (Ginnastica Goriziana e Petrarca Padova) erano fisicamente inarrivabili per i pur bravi ragazzi di Todisco. Con questa stagione, però, la Libertas Brindisi comparve sul panorama cestistico nazionale e si consolidò senza soluzione di continuità, per circa 20 anni. Così la scuola brindisina di pallacanestro, grazie a maestri eccellenti, divenne una garanzia quanto a tecnica di base e a fondamentali del basket. A dimostrazione di ciò, cominciarono ad arrivare i primi, probanti e lusinghieri successi delle squadre giovanili della Libertas Brindisi. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

P.S. Agli amici che non sono riusciti a venire in possesso della 1^ puntata di questo reportage, consiglio di andare sul mio sito web "Palla a Spicchi.com", clikkare sul link di mercoledì 14 maggio scorso e potranno così documentarsi a loro piacimento su quanto Andrioli ha scritto.

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