lunedì 10 febbraio 2014

ENEL BASKET BRINDISI: UN PRIMO BILANCIO ASSAI SODDISFACENTE

 Michael Snaer conclude a canestro in reverse
All’indomani della kermesse delle Final Eight di Coppa Italia di Lega A, che coincide pure con poco più della metà del campionato, è arrivato il momento di fare un primo bilancio della stagione brindisina. Sono davvero tante le annotazioni positive, certamente più eclatanti e preziose di quelle – veramente poche – che hanno lasciato a desiderare. Vorremmo partire in primis dalla società e poi addentrarci nei meriti della dirigenza tecnica e della squadra.

Società. Sulla scia del lavoro di base compiuto dieci anni fa da Massimo Ferrarese, con il successivo allargamento alla contribuzione dei vari soci - tredici in partenza, poi diventati poco più delle dita di una mano – la società si è consolidata sempre più e oggi può contare su un gruppo esiguo di  imprenditori  validi e convinti di restare al proprio posto, prima di tutto perché affascinati dalla bellezza incomparabile di questo sport, ma ancor più perché trascinati dai risultati importanti conseguiti da una squadra che oggi sta facendo gridare al miracolo tutto l’universo cestistico nazionale superando ogni record precedente. Essa, però, intende continuare sulla stessa falsariga contando di conseguire risultati ancor più stupefacenti, oltre quelli già raggiunti della conferma del 1° posto in classifica, della conquista del titolo di “Campione d’Inverno” e della qualificazione alle finali a otto squadre della Coppa Italia di Lega A, suffragata dalla vittoria sulla Reyer Venezia con il successivo ingresso nella storica  semifinale contro Siena, conclusasi con una sconfitta più che onorevole.
Nel frattempo, poi, alla sponsorizzazione assicurata da Enel Italia, main-sponsor ormai da sei stagioni, si è aggiunta una decina di giorni fa – spinta dalla forza dei risultati conseguiti da questa società giovane e ambiziosa – anche la Kia Motors, una società di livello mondiale, che da vari anni  è nel mondo dello sport e che ha scelto ora il basket brindisino per proseguire nei propri intenti promozionali.

Tecnici. Per il terzo anno consecutivo la società si è affidata ad un gruppo affiatato e vincente, capitanato dall’allenatore Piero Bucchi, un tecnico di alto livello, che ha allenato le squadre più forti della Lega A – Napoli, Roma, Treviso, Milano – prima di arrivare a Brindisi e di decidere di volervi  restare perché convinto dalla bontà dei suoi progetti e affascinato dalla sportività della sua gente. Insieme al suo assistente Daniele Michelutti e al preparatore atletico Marco Sist, coach Bucchi ha costituito un trio vincente, che ha fatto del duro lavoro in palestra il suo emblema vincente. Dopo l’addio a Brindisi e al basket giocato da parte del “guru” Santi Puglisi, è ritornato alla base il G.M. Alessandro Giuliani, ispiratore della nuova Enel Brindisi. Tra i suoi tanti, grandissimi meriti, purtroppo per lui, ha avuto la sfortuna di sbagliare la scelta dei centri: prima Akingbala, poi Aminu, infine Chiotti, sul quale ultimo pesa una mancata preparazione fisica alla quale Sist sta cercando ora di riparare in qualche modo. Giuliani, però, ha saputo pescare con grande intuito giocatori di Legadue, come James, Campbell, Todic, che oggi valgono almeno il doppio del proprio valore. Dyson, Snaer e Lewis, invece, è andato a vederli di persona nei Summer League estivi della NBA.

Giocatori. Bucchi ha optato in questo campionato per la formula vincente del 3+4+5, avendone in cambio una maggiore fisicità, un migliore atletismo e un livello di qualità e di intensità dell’impegno agonistico certamente superiori. Non ha badato tanto alla qualità sopraffina dei singoli - tranne che per l’esperienza e la classe di Massimo Bulleri (purtroppo, perduto per questo campionato), che ha voluto con sé a tutti i costi - quanto all’armonia e all’affiatamento del gruppo, al quale ha richiesto grande intensità e spirito di sacrificio partendo dal grande lavoro difensivo per poi partire in attacco facendo ricorso alla velocità e alla rapidità d’azione dei propri uomini. “Dobbiamo costringere le squadre avversarie a correrci dietro, se ci riusciranno”: è stato questo, insieme alla difesa, il suo marchio di fabbrica, il suo motto, risultato poi vincente. Nel grande spirito di gruppo e nella mentalità vincente della squadra, poi, si sono potute verificare pure le qualità dei singoli: il grandissimo talento di Dyson e di James, la versatilità e la grande umiltà di Campbell, lo spirito di sacrificio e di adattamento di Todic, di Zerini e di Formenti, la freschezza e l’entusiasmo di Snaer, le grandi potenzialità spesso inespresse di Lewis.  

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