lunedì 13 gennaio 2014

BRINDISI SOGNA AD OCCHI APERTI, MA QUAL E’ OGGI LA SUA VERA IDENTITA’ DI SQUADRA?

Ron Lewis in lay-up contro Sassari

“Lasciateci sognare, è troppo bello quanto ci sta capitando in questo campionato. Chi di noi avrebbe potuto immaginare nel settembre scorso che, alla fine del girone di andata, Brindisi sarebbe stata in testa alla classifica con il titolo di Campione d’Inverno? Ci avrebbero presi per pazzi da legare!” Così si esprimeva uno dei tanti tifosi brindisini, ieri sera, al termine di Brindisi-Sassari, la gara che ha sancito ancora una volta e in maniera inequivocabile, i grandi passi in avanti compiuti dall’Enel Basket Brindisi. E’ vero che nessuno ancora ci crede in questo miracolo autentico, ma è innegabile che Brindisi ha fatto fuori, una dietro l’altra, le squadre più forti del campionato, quelle che da anni sono lì, in testa alle graduatorie di merito: in ordine cronologico, Milano, Venezia, Varese, Reggio Emilia, Caserta, Cantù, Siena e, per ultima, la Dinamo Sassari di coach Sacchetti, una squadra che si era rinforzata notevolmente per puntare apertamente alla conquista dello scudetto tricolore. Tranne Roma e Bologna, con le quali ha comunque perso di misura dopo aver lottato alla pari fino in fondo, Brindisi le ha battute tutte con pieno merito e con una certa disinvoltura.
Quando, però, le emozioni forti di questa gara hanno lasciato il posto alla nuova realtà che ha premiato l’Enel Brindisi, ci siamo posti una domanda che ci frullava in testa già da qualche tempo e che comincia seriamente a preoccuparci, perché Brindisi ha per il momento perduto la cognizione della propria identità. E sì, perché la squadra così brillantemente condotta dal presidente Marino e dal tecnico Bucchi si era affacciata a questo campionato con la precisa volontà di conquistare la salvezza quanto prima fosse possibile. All’inizio del campionato, Brindisi era ancora vista da tutti come la squadra neo-promossa dello scorso campionato, che si era accaparrata meritatamente la permanenza in Lega A. Il “sogno” di Ferrarese e di Marino, come pure di tutti i suoi tifosi, era quello di poter arrivare a fine campionato in zona-playoff, dopo aver disputato una buona stagione. Niente di più, senza grilli per la testa. A distanza di poco più di quattro mesi, invece, Brindisi si trova posta davanti ad una realtà assai diversa da quella conosciuta e si vede proiettata in una dimensione che non è la sua, per di più davanti o in compagnia di squadre con le quali essa ha nulla a che spartire perché esse perseguono obiettivi completamente diversi e assai più nobili e ambiziosi. Chi è oggi la New Basket Brindisi, viene da chiederci? Ma è proprio la stessa società che, dieci anni fa, si era salvata dal fallimento grazie a Massimo Ferrarese? Qual è oggi la sua vera identità, quella di una squadra che si è già salvata con quattro mesi d’anticipo o è per davvero la squadra rivelazione, la mina vagante del campionato, dalla quale c’è ancora da aspettarsi qualche ulteriore margine di progresso o che, addirittura, potrebbe pensare di  battersi ancora alla pari per qualcosa di più ambizioso dei playoff, autorizzando dichiaratamente le richieste di un nuovo, più idoneo impianto che giungono da parte di tutti? Le domande sono tante, tutte legittime. Ieri sera, in sala stampa, abbiamo provato a  chiedere a Piero Bucchi quale sia, secondo lui, l’identità della sua squadra. “Non lo so”, è stata la sua risposta, perché, lui per primo, non riesce a capire quali siano i limiti di questa squadra, che, per tanti versi, è ancora indefinibile.
La realtà da perseguire, probabilmente, è quella di continuare a vivere alla giornata, come Brindisi ha fatto finora, affrontando uno alla volta gli avversari, senza porsi obiettivi, per il momento, ancora irraggiungibili. Non va dimenticato che il girone di ritorno sarà ancora più duro dell’andata e che Brindisi dovrà affrontare in trasferta tutte le squadre più forti tranne Roma, le stesse che ha battuto nei mesi scorsi, ma che, nel frattempo, si sono opportunamente rafforzate, a cominciare dall’Armani Milano, che oggi è veramente definibile come la squadra più forte in assoluto, la più indiziata per la vittoria dello scudetto. E Brindisi andrà a saggiarne la forza proprio domenica prossima, con la prima gara del girone di ritorno.

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