martedì 10 dicembre 2013

BRINDISI TORNA DA BOLOGNA CON LA CONFERMA DELLA PROPRIA FORZA


Jerome Dyson a contatto con il bolognese Casper Ware

Non mi è mai piaciuto attaccarmi alle sviste arbitrali per esprimere un giudizio su una sconfitta, perchè ritengo che, pur essendo fallibili come tutti, i direttori di gara debbono fare il proprio lavoro con serenità e onestà intellettuale. Questa volta, però, debbo fare un'eccezione, pur se me ne dispiace. La terna che ha diretto Bologna e Brindisi - primo arbitro Mazzoni, con Begnis e Vicino che lo hanno affiancato - di errori ne ha commesso un po' troppi e, talvolta, di uno stampo che ha lasciato molto a desiderare. Transeat per il risvolto geopolitico di Vicino, che è bolognese di nascita e di residenza (ma non era proprio possibile una scelta diversa?), è parsa fin troppo evidente la disparità di valutazione dei falli tra le due squadre, che ha portato Bologna a tirare 36 tiri liberi contro i 23 di Brindisi. La New Basket ha pure perso dopo cinque minuti il suo pivot Aminu, estromesso dal campo per tre falli, costringendo Bucchi a ruotare i tre lunghi rimastigli senza più rimetterlo in campo. Grida, poi, vendetta il fallo chiamato in attacco a Todic, che aveva il pallone tra le mani e ruotava sul piede perno, con l'avversario che gli è andato addosso e non viceversa.
Per non dire, poi, del tecnico "chirurgico" chiamato a Dyson, quando Brindisi era avanti di tre punti, che le è costato un parziale negativo di 10-0, portandola dal 42-45 in proprio favore al 52-45 in favore di Bologna, tra il tecnico, l'effettuazione dei tiri liberi, la rimessa del pallone in favore di Bologna e la circostanza che ha portato la squadra di casa a mettere a segno due triple consecutive. Sinceramente ci è parso, poi, di intravvedere una volontà pressochè "scientifica" di favorire la squadra di casa in momenti particolari della partita, specie nelle azioni sotto i due canestri. Sta di fatto che, con tale tipo di direzione, Brindisi non ha mai potuto esprimere il meglio di se stessa restando sempre condizionata dalle scelte arbitrali e frenata ogni volta che stava per spiccare il volo.
Queste considerazioni nulla tolgono alla bravura di Bologna, che ha disputato una prova davvero eccellente e gagliarda, pur se Bechi ha sudato freddo fino all'ultimo secondo di gara.
Nonostante tutto ciò, Brindisi non ha mai tremato, è restata sempre in partita, pur se ha dovuto spesso inseguire e recuperare lo svantaggio, che non ha mai raggiunto cifre significative. Dyson e i suoi compagni hanno ogni volta ricucito il divario con grande volontà e determinazione. Sta proprio in questa sua capacità la forza e la compattezza di squadra che Brindisi ha fatto intendere ai presenti, confermando ancora una volta - e contro una squadra di livello - una maturità e una saldezza morale e mentale che fanno ben sperare per il futuro. Pur se ancora una volta è emersa qualche falla nella carena della bella nave pilotata da coach Bucchi - vedi la pochezza tecnica e agonistica di Aminu, l'alternanza di rendimento di Lewis e di Snaer (ottimi in difesa, assai meno in attacco), oltre all'inattesa carenza sui tiri liberi - fondamentalmente Brindisi ha tenuto bene il campo, giocando di squadra ma pure singolarmente, con l'ottimo Campbell e con i due bucanieri Todic e Zerini. Con la sconfitta di Bologna, Brindisi ora è stata raggiunta in classifica da Siena e da Sassari, ma non c'è da farsene una colpa più di tanto, soprattutto perchè la squadra è uscita dal campo a testa alta, consapevole di aver mantenuto intatta la propria forza, anzi dopo averla ancor più confermata contro una delle squadre più in forma del campionato.
Ora Brindisi è attesa da due confronti interni consecutivi, prima contro Pistoia e poi con Montegranaro. L'occasione pare buona per confermare ancora una volta i progressi che la squadra sta svolgendo di partita in partita e per potenziare ancor più la posizione di capolista del campionato, al fianco di squadre ben più forti e abituate da anni a reggere un siffatto compito.


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