giovedì 28 novembre 2013

E SE FOSSE L’ENEL A COSTRUIRE IL NUOVO PALASPORT DI BRINDISI?



Abbiamo ormai compreso fin troppo chiaramente che a Brindisi manca la volontà politica di costruire un nuovo palasport, un impianto che sia degno della tradizione cestistica ultracinquantennale, della passione incondizionata dei brindisini per il basket e dell’attuale considerazione in cui è tenuta la squadra della nostra città in campo nazionale. E’ bastato il “miracolo” compiuto dalla New Basket Brindisi, sponsorizzata Enel per il sesto anno consecutivo, con la conquista del primato assoluto della classifica di Lega A, per far scoprire a tutto l’universo cestistico nazionale quanto sia importante questo sport per la nostra città e per i suoi abitanti. Se ne parla ogni giorno sui maggiori media nazionali, con il Corriere dello Sport che addirittura evidenzia in prima pagina, a tutto tondo, le virtù dell’Enel Brindisi; con la Gazzetta dello Sport, che dichiara il playmaker  di Brindisi, Jerome Dyson, il miglior giocatore del campionato e dedica a lui, al coach Piero Bucchi e al presidente Fernando Marino interviste, particolarità e curiosità di primo piano; e, perfino, con Panorama, vale a dire con il settimanale più letto e seguito in tutta Italia da un milione circa di lettori, che pone in grande evidenza quanto fortemente sia radicata la pallacanestro nella vita della città e dei tifosi brindisini.
Nello stesso tempo, però, questi veicoli editoriali nazionali che si sono occupati di far sapere a tutta la nazione, con grande dovizia di particolari, quanto i brindisini amino il basket e tengano ad avere la propria squadra in testa alla graduatoria del massimo campionato italiano, nello stesso tempo dicevamo, questi media hanno posto ancora una volta in grandissima evidenza l’esiguità e la limitatezza cronica dell’impianto in cui l’Enel Brindisi è costretta a giocare.
Il problema nasce da lontano, ma si è evidenziato in tutti i suoi aspetti più critici soltanto negli ultimi anni, cioè da quando la squadra di Brindisi è tornata in serie A, prima con la Legadue, e poi, da due campionati, con la Lega A. La domanda dei brindisini di avere un impianto più consono e rispondente alla bravura della propria squadra è stata sempre rifiutata dai personaggi della politica brindisina che si sono avvicendati nel tempo, tanto è vero che il “Pentassuglia” sta lì da oltre trent’anni e venne costruito da privati. L’ultimo impianto degno di tal nome, ma estremamente esiguo (800 posti), costruito dall’amministrazione comunale di Brindisi, è stato il palazzetto di via Ruta, che risale agli albori degli anni ’60. Fosse dipeso dalla politica locale, la prima squadra di Brindisi starebbe giocando ancora in quella struttura vetusta e fatiscente.
A nulla son serviti i continui richiami e le dolenti note esposti prima da Massimo Ferrarese, poi da Antonio Corlianò e oggi dal presidente Fernando Marino, per avere una maggiore considerazione di quanto oggi sia cresciuta la valenza e il prestigio di cui gode la pallacanestro brindisina in campo nazionale. “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, sostiene da sempre il proverbio più azzeccato per l’occasione.
Oggi vogliamo lanciare un’idea che ci frulla in testa da vario tempo, sia perché risolverebbe quasi d’incanto il problema, sia perché suonerebbe a tutto disdoro dei politici locali, capaci di non vedere oltre il proprio naso e di nascondersi dietro i soliti refrain, dietro i vecchi e mai risolti problemi. Non possiamo credere, infatti, che, per avere un palasport di almeno 5000 posti a sedere, la squadra di Brindisi debba emigrare ingloriosamente a Taranto o a Bari, se vorrà dare continuità al sogno mica tanto irreale di assidersi a tempo pieno tra le “grandi” della pallacanestro nazionale. Dev’esserci, necessariamente, un’altra soluzione.
Perché non proviamo a chiedere all’Enel di assumersi essa l’iniziativa di costruire il nuovo palasport dell’Enel Basket Brindisi? Sei anni di strettissima collaborazione e di presenza continua al fianco  della pallacanestro brindisina, nel corso dei quali la nostra squadra ha raggiunto, di anno in anno, traguardi sempre più eccellenti, hanno avvicinato sempre più Enel alla città e ai suoi abitanti formandone un tutt’uno unico ed unito, che in nessun’altra realtà sportiva la società elettrica ha mai costituito prima d’ora. Dieci milioni di euro da investire sono davvero tanti per Brindisi e per le tante esigenze dei propri abitanti, lo sarebbero certamente di meno per una società che è all’avanguardia dell’economia mondiale.
Ecco, la proposta l’abbiamo lanciata. Non sappiamo quanto essa potrà incidere e convincere chi dovrà assumersene eventualmente la responsabilità, ma è certo che siamo ormai giunti all’anno zero. Brindisi sta dimostrando a tutta l’Italia cestistica di avere le capacità di puntare in alto, ma, per arrivare a tanto, ha estrema e indispensabile necessità di avere a disposizione un impianto di maggiore capienza, pena la mortificazione dei progetti di migliaia e migliaia di appassionati sostenitori.

8 commenti:

  1. Caro Pompeo, l'Enel Costruirà il PalaEnel , ed in brevissimo tempo, solo se qualcuno glielo chiederà. E non è difficile pensare a chi glielo dovrebbe chiedere!
    Ma glielo chiederà mai???

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  2. Mi sono dimenticato di firmarmi: Alfredo Sarli

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  3. Alfredo, non glielo chiederà certamente l'amministrazione comunale, specie in questo momento di enormi difficoltà in cui è venuto a trovarsi il sindaco Consales. Ma potrebbe farlo la società accostando ad Enel qualche altro imprenditore. Del resto, 32 anni fa furono capaci di costruirlo ex novo quei benedetti 11 soci, con Mario Scotto alla testa della compagnia. Perchè non farlo anche adesso, sulla scia di un momento felicissimo vissuto dalla nostra squadra?
    Grazie del tuo intervento, Alfredo!

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  4. Caro Pompeo,

    solo ora leggo il tuo post che, sebbene di 5 giorni fà, "resiste" al primo posto fra gli articoli più letti. Cestisticamente parlando è il problema numero uno di Brindisi.

    Naturalmente condivido la tua proposta. Cosi come pure condivido le tue considerazioni fra i commenti.

    Sinceramente da tempo pensavo che questa Amministrazione mai e poi mai avrebbe realizzato il nuovo (necessario) impianto di almeno settemila posti. Le vicende giudiziarie che vedono coinvolto Sindaco ed altri amministratori rendono la cosa ancor piu utopica.

    Quindi bene la tua proposta riguardo la quale, ad esser sincero, debbo dire che dubito sarà raccolta dall'Enel che, comunque sia, ha assicurato oltre un lustro di sponsorizzazione.

    E quindi metto per iscritto quanto, da tempo, penso: se il palasport non se lo costruisce la società (la New Basket, intendo) difficilmente vedremo un nuovo impianto. A suo tempo la Giglio costruì ex novo uno stadio ex novo per la sua Reggiana.

    Ho detto una fesseria? Se si, chiedo scusa!

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  5. Caro Cosimo, la mia ha voluto essere una provocazione bell'e buona. So bene che Enel non potrà mai costruire un palasport a Brindisi di propria iniziativa, ma potrebbe pure entrare in un cast di imprenditori locali che decidano di mettersi insieme per risolvere questo serio problema che impedisce alla pallacanestro brindisina di proiettarsi ancor più in una realtà confacente alle proprie possibilità.
    Del resto, se sono stati capaci Mario Scotto ed altri dieci imprenditori di costruire l'attuale impianto trent'anni or sono, non ci si spiega perchè non si possa farlo oggi coinvolgendo in qualche modo la società elettrica che da sei anni sponsorizza il basket a Brindisi e che ormai è seriamente legata alle vicende dello sport della nostra città. Non vedo altro modo per venirne fuori, soprattutto perchè è ormai scontato che, da parte dell'amministrazione comunale, manca del tutto la volontà di impegnarsi a risolvere il problema.
    Hai detto bene, Cosimo, che dovrà essere la società a venirne a capo, visto che ne fanno parte tanti imprenditori, ai quali non fa difetto la passione per questo sport e la determinazione di imbarcarsi in una iniziativa importante e decisiva come questa.
    Ti ringrazio per l'intervento e ti saluto fraternamente.
    Pompeo Barbiero

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  6. Carissimo Pompeo,
    con l’amico Cosimino – cui ci lega una decennale amicizia nonostante la mia lontananza, non vivendo più a Brindisi dal 2002 – abbiamo creato su Facebook un Gruppo “Brindisi ha bisogno di un NUOVO PALASPORT” (ne facevi parte anche Tu, n.d.r.), all’indomani della vittoria in Coppa Italia di LegaDue nel marzo del 2012 qui a Bari al PalaFlorio. In quell’occasione ci rendemmo conto – avendo assistito ad un PalaFlorio gremito di tifosi brindisini – che Brindisi aveva assoluta necessità di un nuovo “contenitore” visto che il PalaElio, costruito negli anni ’80, non permetteva (e a tutt’oggi è ancora così) a tutti i tifosi l’accesso alle partite dell’ENEL.
    Lanciammo una provocazione, cioè quella di giocare temporaneamente a Bari o a Taranto in attesa della costruzione del nuovo Palaeventi che la giunta di CentroDestra uscente aveva solo deliberato – correggimi se sbaglio – il sito dove far sorgere tale costruzione e stanziando soltanto una parte delle occorrenti riscorse economiche.
    All’epoca sul Gruppo affermammo che tale costruzione poteva rappresentare un volàno di sviluppo dell’area di Brindisi sia in termini economici sia, soprattutto, sociali. Non fummo presi in considerazione, però in cuor nostro sapevamo – perché la società New Basket stava investendo enormi risorse economiche – che prima o poi la questione si sarebbe presentata.
    Ed oggi caro Pompeo, la situazione è sotto gli occhi di tutti.
    Personalmente nel maggio del 2000 su un numero di Brindisi Agenda, settimanale diretto da Antonio Celeste, all’indomani della salvezza della Sicer Brindisi – nonostante le enormi aspettative iniziali di promozione in A2 (con allenatore prima Claudio Vandoni, esonerato nel novembre 1999 e poi sostituito da Piero Pasini) - scrissi in un articolo “Politici e imprenditori” che solo la commistione tra queste due classi sociali poteva far finalmente decollare Brindisi, ben consapevole delle enormi potenzialità logistiche cui la nostra amata città è dotata, in una visibilità nazionale che poteva attrarre capitali e quindi creare vere occasioni di sviluppo.
    Oggi a distanza di anni vedo a Brindisi molte cose – ed a fatica – sono state realizzate, ma molte altre faticano a realizzarsi e Brindisi è sempre tra le ultime città d’Italia (vedasi le statistiche apparse recentemente sui giornali).
    Una di queste appunto è …. Il PALAEVENTI.
    Tralasciando la classe politica che deve fare i conti con un quadro di crisi economica in un’ottica di continui tagli decretati dall’Amministrazione centrale, ritengo che ENEL ENERGIA può e deve fare la sua parte. Ma non può bastare. A mio modesto avviso anche la società imprenditoriale e la società civile potrebbero contribuire con un “azionariato popolar-imprenditoriale” al fine di realizzare una grande joint-venture.
    Sono certo che se si saprà fare “squadra” o meglio “rete” anche con l’associazionismo partecipato, Brindisi – con il suo nuovo contenitore - potrà meritare il posto che le compete, proprio nel 2014, anno in cui la mia amata e mai dimenticata città natale è la Capitale Europea dello Sport.
    Sono certo che anche giornalisti obiettivi ed illuminati come Te possano e debbano fare la propria parte.
    Fraternamente, Ti saluto.
    Roberto Nacci

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  7. Roberto, con questa mia iniziativa spero di aver contribuito a suscitare interesse ed attenzione attorno ad una tematica sofferta e mai troppo considerata a Palazzo di Città. Spero che sia l'imprenditoria brindisina a raccogliere l'invito ad intervenire decisamente con l'obiettivo di costruire in tempi brevi una struttura idonea a sostenere la passione e l'amore della gente brindisina per il basket.
    Ti ringrazio per l'intervento e ti saluto cordialmente,
    Pompeo Barbiero

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    1. Carissimo Pompeo,
      quando evidenzio una sinergia tra imprenditoria brindisina e azionariato popolare, intendo dire che quest’ultimo, ovunque si trovi (e parliamo di brindisini fuori sede come me che rientrerebbero volentieri se Brindisi assumesse quella fisionomia di Grande Città – e non di paesone – che le compete, considerata soprattutto la sua millenaria storia che fonda le sue radici già nell’impero romano) parteciperebbe anche con piccole e medie somme di denaro pur di far rifiorire la sua storia cestistica che ricadrebbe, come già da me affermato, soprattutto sul sociale e sull’intero panorama cestistico pugliese (ah se vivessero oggi personaggi noti come Big Elio, Lupetto Malagoli e Gigi Melone, che felicità mostrerebbero a noi che li abbiamo conosciuti). Pensa che in questo periodo mio nipote acquisito che ha 11 anni e vive qui a Bari muovendo i suoi primi passi in una squadra di basket satellite del CUS BARI, mi chiede quando potrò portarlo a Brindisi a fargli assistere dal vivo una partita dell’ENEL. Oggi, purtroppo, siamo costretti a vederla in tv a Studio 100.
      Anche per queste ragioni, Ti prego di dar voce - TU AUTOREVOLE ED OBIETTIVO GIORNALISTA - al contesto sociale brindisino sparso in ogni angolo d’Italia che su Facebook ha creato il Gruppo “BRINDISI HA BISOGNO DI UN NUOVO PALASPORT” …….. oggi più che mai se ne sente l’esigenza …………..
      Caro Pompeo, convoca un tavolo, riunisci le migliori menti, si dia ampia risonanza e visibilità con ogni mezzo di informazione ….. INSIEME RIUSCIREMO A FARE SQUADRA E OGNUNO – per quanto possa contribuire – FARÀ LA SUA PARTE.
      BRINDISI, attraverso il nuovo palasport, PUÒ E DEVE RINASCERE.
      Un caro abbraccio
      Roberto Nacci

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