martedì 9 aprile 2013

IL TRESSETTE E IL GIOCO A PERDERE DELL’ENEL BASKET BRINDISI

Il quintetto-base dell'Enel Brindisi

Fin da quando ero ragazzo mi ha sempre affascinato il gioco del tressette, fatto di “carichi” e di “scartine”, di “liscio” e di “busso” e via dicendo. Mi piaceva tanto veder giocare mio padre con i suoi amici, ma poi l’ho praticato pure io per vari anni in gioventù. Per vario tempo ho creduto che il tressette si giocasse soltanto a vincere, ma sbagliavo di grosso, perché poi ho imparato che c’è perfino il “tressette a perdere”, che è altrettanto interessante e difficile da praticare. Dove voglio arrivare con questa premessa? Amici cari, l’Enel Basket Brindisi di quest’anno mi è parsa proprio in linea con la storiella che vi ho raccontato, con l’unica variante che “quello a perdere” sarà interessante per il gioco delle carte, non certo per il gioco della pallacanestro.
L’Enel Basket Brindisi è stata una bellissima realtà durata lo spazio di poco più di quattro mesi, vale a dire per tutto il girone di andata, fino a quando cioè si è trattato di rincorrere l’obiettivo della salvezza, sul quale era stato impostato tutto il progetto costruito in estate dai bravi dirigenti della società insieme ai tredici, splendidi soci che avevano rappresentato una bellissima realtà in campo nazionale, diventando la più bella delle meraviglie che il panorama intero della Lega A cominciava ad invidiarci. Su varie testate si leggeva spesso di una Brindisi nuova, magnifica realtà del basket italiano sia sul campo, con l’ottimo Bucchi ed i suoi bravi giocatori, sia nell’organizzazione societaria, soprattutto quando alla realtà brindisina venivano accostate e paragonate quelle di Montegranaro e di Caserta, dove languiva tremendamente una situazione societaria difficile e quasi disperata. “We have a dream”! Il disegno geniale di Ferrarese e di Marino veniva portato ad esempio da seguire, con enormi soddisfazioni non soltanto per chi aveva costruito questo piccolo gioiello, ma soprattutto per i tifosi, rimasti incantati non solo dall’efficienza societaria, ma soprattutto dai grandi risultati che questa squadra stava regalando, terminando spesso vittoriosa il confronto con gli avversari, a differenza delle due precedenti realtà della massima serie, con le quali Brindisi non era riuscita ad andare oltre una deludente e triste retrocessione.
Le due eccezionali vittorie casalinghe, riportate prima con la Montepaschi Siena, e poi con la Pallacanestro Cantù, avevano portato l’intero ambiente cestistico brindisino allo zenit dell’orgoglio  e della soddisfazione della tifoseria. Poco sapevano, però, i nostri splendidi appassionati di basket che quelle sarebbero state le ultime, fantastiche esibizioni di questo gruppo armonioso.
All’interno dello spogliatoio, però, un po’ per volta, son cominciate ad arrivare le prime defezioni, che hanno poi portato alla rottura e alla decomposizione del granitico gruppo vincente che aveva premiato l’Enel Brindisi con la conquista del sesto posto in classifica alla 14^ giornata di campionato e con l’inattesa qualificazione per le Final Eight di Coppa Italia. La parola-chiave, che è diventata in poco tempo una fatale polpetta avvelenata per l’intero gruppo, è stata quella di “play-off”. Da quando nell’intero ambiente cestistico brindisino si è cominciato a parlare di questo nuovo traguardo da raggiungere, sono cominciati i guai serissimi che hanno poi portato oggi Brindisi alla settima sconfitta consecutiva. Nell’ambiente degli americani (non facciamo nomi, per carità di patria!), qualcuno ha pensato subito di tirarsi indietro, perché non voleva andare oltre gli otto mesi di permanenza in Italia e di assenza dalla casetta natia, nonostante nel contratto di tutti ci sia anche il premio-playoff. Per loro il campionato era finito nel momento in cui si era conquistata la salvezza. E questo, beninteso per loro, era già avvenuto la sera in cui Brindisi aveva battuto Cantù e si era portata a 20 punti in classifica.
Nonostante gli sforzi di coach Bucchi e i buoni propositi del presidente Marino, nonostante la pressione di tutto l’ambiente che sognava e spingeva di  andare sempre più su in classifica, qualcuno remava contro corrente. Come per il “tressette a perdere”, Brindisi non doveva più vincere, altrimenti rischiava di doversi trovare in quella zona-playoff che avrebbe costretto questa gente a restare ancora a Brindisi almeno per un altro mese. Negli spogliatoi si narra, perfino, di minacce e di improperi all’indirizzo di compagni impegnati, anche americani, e comunque di rapporti avvelenati e ormai rovinati. Come si diceva, quindi, in casa Enel Brindisi ormai si gioca a perdere, non certo a battersi per un traguardo da raggiungere. Vorremmo, però, che queste voci, che provengono dall’interno degli spogliatoi, venissero allo scoperto e verificate debitamente da parte della società,  magari allontanando gli autori del misfatto se esse corrispondessero alla verità. Lo meritano, prima di tutto, l’amore e la dedizione dei tifosi alla propria squadra, ma pure la vittoria della verità sui compromessi e sulla falsità. Non è certo mettendo a tacere quanto avviene all’interno della squadra che si fanno gli interessi della collettività.

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