lunedì 25 marzo 2013

NON RISCHIAMO DI ROVINARE QUANTO DI BUONO E’ STATO FATTO FINO AD ORA


La pesante sconfitta interna di ieri sera con Avellino ha in pratica bocciato definitivamente le ultime volontà di Brindisi di poter accedere alla zona-playoff. Ormai è proprio il caso di lasciar perdere e di concludere onorevolmente questo bellissimo campionato, cercando in tutti i modi di conquistare qualche altro punto in classifica per non disperdere del tutto quanto di buono è stato fatto. Per sua fortuna, i risultati provenienti dagli altri campi sono stati tutti favorevoli, perché Brindisi ha mantenuto il 9° posto in classifica, sia pure appaiata da Caserta, da Cremona e, prossimamente, anche da Avellino, che mercoledì 26 recupererà la partita con Bologna e, prevedibilmente, farà sua la partita. Ma bisogna assolutamente reagire a questo trend negativo, sabato 30 aprile, quando a Brindisi scenderà Reggio Emilia, che è ormai sempre più impegnata a fare i play-off, se non si vuol vedere la New Basket sprofondata nelle zone basse della graduatoria.
Contro Avellino, che ieri sera ha giocato con sette uomini, priva dei due infortunati Lakovic e Ivanov, Brindisi ha ripetuto la medesima prestazione già vista con Venezia e con Sassari: esaltante e vincente nella fase di avvio della gara, deludente e improduttiva nel finale. A rompere gli equilibri è stato stranamente Bucchi, il quale, chissà perché, nel 2° quarto, ha deciso di abbassare il quintetto togliendo Simmons, che aveva dominato sotto le plance nella 1^ frazione di gara, inserendo Ndoja come n. 4 e spostando Robinson in post 5. Brindisi ha perso subito gli equilibri di gioco in attacco, perché Reynolds non ha più trovato sbocchi in area al suo gioco fatto di prepotenti percussioni con scarichi per i lunghi dentro l’area e ha perso vari palloni, soprattutto perché Ndoja è un giocatore perimetrale, non certo valido nei giochi sotto il canestro. In difesa, poi, la zona si è fatta cogliere sempre scoperta lasciando spazi enormi agli ottimi Dean e Richardson, che hanno colpito come magli da qualsiasi posizione. Insomma, un vero disastro nelle due parti del campo, visto che Brindisi ha segnato soltanto 8 punti, subendone ben 21 da parte di Avellino, e chiudendo i primi 20’ sotto di 12 punti, diventati poi addirittura 16 (36-52) all’inizio della 3^ frazione.
La “perla” finale di Bucchi, poi, è stata quella di far giocare la squadra “1 vs. 5”, cioè mandando al tiro solo e soltanto Gibson, bravissimo a cercarsi tanti falli, come faceva costantemente in Legadue nello scorso campionato, senza pensare però che Avellino non è certamente il Barcellona o l’Ostuni, ma una squadra che in difesa sa assai bene come chiudere i varchi. Avrà pure messo a segno 11/12 tiri dalla lunetta, il bravo Jonathan, ma non ha più trovato la via del canestro dal campo. Perché non sono state trovate altre soluzioni, che mettessero in ritmo ad esempio un tiratore perimetrale come Ndoja, che è il cecchino più autorevole della squadra in questo momento? Invece, il capitano ha finito la gara con un penoso e incomprensibile 0/2 al tiro.
E non può, poi, il coach bolognese di Brindisi, andare a dire in sala stampa che i suoi giocatori avevano paura di tirare. Ma paura di cosa e di chi? Del proprio pubblico, sapendo che la squadra è già salva? Non si possono prendere in giro i giornalisti in sala stampa rilasciando dichiarazioni che non stanno né in cielo né in terra. Perché non dice Bucchi piuttosto che ormai sono saltati determinati equilibri in campo e forse anche negli spogliatoi, se è vero come è vero che Reynolds voleva andar via e lo hanno convinto a restare per carità di patria? Siamo seri, allora, e terminiamo dignitosamente questo campionato, senza rovinarlo e imbrattarlo di colpe o di cause assolutamente inesistenti.

5 commenti:

  1. Una domanda però sorge spontanea: ma i giornalisti presi in giro dalle dichiarazioni del coach hanno replicato facendo presente la sensazione oppure hanno ascoltato in religioso silenzio? Purtroppo il video della conferenza stampa non chiarisce questo aspetto...

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  2. Purtroppo, mi pare che nessuno abbia replicato. Per quanto mi riguarda, sono andato via dalla sala stampa per urgente necessità di tornare a casa e non ho potuto, pertanto, ascoltare le dichiarazioni di Bucchi ed, eventualmente, replicare. Le ho ascoltate anch'io più tardi dal video diffuso su facebook.

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  3. Allora caro Pompeo prendi l'impegno di andargliele a dire direttamente alla prima conferenza stampa.

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  4. non capisco mai cosa ci sia da criticare !!!! siamo i soliti abbiamo un coach che e' riuscito a portare la squadra praticamente alla salvezza dopo poco piu' di un girone di andata e tutto cio' che ha accompagnato questo(final 8) ma alle prime difficolta',anche se ripetute ( 5 sconfitte!!) si critica il coach che non capisce piu' niente o,che dando spiegazioni sull'accaduto , e' diventato colui che prende in giro i giornalisti! ASSURDO Concordo con anonimo nel dire che certe accuse la prossima volta vanno riferite in conferenza stampa direttamente al coach e non su un sito. firmato un tifoso vero

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  5. Se alla critica si toglie la possibilità di esprimere giudizi sull'operato di chicchessia, soprattutto se questi non opera in maniera corretta, allora non resta altro da fare che ingoiare sistematicamente il rospo e dire sempre che "va tutto bene, madama la marchesa".
    Capisco che, quando una squadra vince, le critiche possono pure aspettare, ma, quando, come nel caso dell'Enel Brindisi, una squadra perde da cinque partite di seguito, mi pare che qualcosa non vada e che sia il caso di parlarci sopra in qualche modo. Il fatto - certamente positivo - che Brindisi abbia disputato un gran campionato non autorizza certamente Bucchi e la sua squadra a perdere la bussola e a regalare i due punti agli avversari. Importante è che le critiche vengano rivolte in maniera educata e costruttiva, e vengano effettuate da gente che conosca bene l'argomento di cui si parla.
    Ho grande rispetto di Bucchi come allenatore, ma, come tutti quanti noi, anch'egli può sbagliare e pregiudicare talvolta il risultato delle partite con le sue scelte, senza che questo suoni da offesa alla sua bravura.

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