lunedì 11 marzo 2013

BRINDISI E’ DAVANTI AD UN BIVIO: RINUNCIARE O TENTARE LA QUALIFICAZIONE AI PLAY-OFF?

Klaudio Ndoja in iump ieri sera a Pesaro
Brindisi non aveva mai perso per tre volte consecutive nel corso di questo campionato. Ogni volta era sempre riuscita a trovare la strada maestra per riportare distanze ed equilibri nella giusta misura. In fin dei conti, questa di Pesaro era una partita che si sarebbe potuto vincere e pure senza grosse difficoltà. E’ accaduto, però, che la squadra di Markovski ha cambiato molto il proprio aspetto, dopo l’innesto dei due play Stipcevic e Thomas insieme a quello della guardia Kinsey, che hanno completato una front-line di tutto rispetto, come si è potuto riscontrare nel corso della partita di domenica scorsa.
Infatti, Del Moro ed Ebeling avevano rinforzato assai bene proprio il settore degli esterni e, in particolare, della regia, là dove si erano individuate le falle più evidenti del roster iniziale.
Proprio questo reparto della Scavolini ha messo in chiara difficoltà l’Enel Brindisi muovendo il pallone con una rapidità notevole lungo il perimetro, quando Brindisi riusciva ad avere la difesa schierata, e riuscendo a trovare quasi sempre un punto debole nel sistema tattico brindisino, tanto è vero che essi hanno insistito moltissimo con il tiro da tre punti riuscendo ad avere la media eccellente del 53% con un 17/32 che parla da solo.
Markovski è stato bravo a far correre molto in transizione la propria squadra, riuscendo così ad impedire spesso che Brindisi tornasse in tempo in difesa. Così facendo, infatti, ha ottenuto che la difesa bianco-azzurra fosse sempre alla mercè dell’avversario, scoperta e, quindi, debole sugli attacchi dei padroni di casa.
E qui c’è stato tutto il leit-motiv della partita, perché Bucchi si è trovato di fronte ad un serio dilemma dovendo scegliere se snaturare il gioco della propria squadra, che guarda caso è proprio quello della corsa e della transizione veloce come ha scelto di fare Pesaro, facendola rallentare e costringendola a mettere in atto un control-game che non le è usuale e congeniale. Ha preferito così continuare a far giocare la propria squadra secondo i canoni abituali. Si sono viste, di conseguenza, due squadre che giocavano allo stesso modo. Ma è accaduto che, mentre Pesaro aveva in Stipcevic e Thomas due registi che non sciupavano palloni e attaccavano con discernimento, Brindisi aveva in Reynolds un play un po’ troppo avventato e sciupone, che ha perso già 6 palloni nei primi 12’ costringendo così Bucchi a tirarlo fuori per non far danni maggiori ricorrendo al più razionale Fultz.
Ma Pesaro più di Brindisi aveva fame di punti e di vittorie, perché veniva già da una sconfitta interna “sanguinosa” con Reggio Emilia e aveva assoluto bisogno di quei due punti per lasciare a Biella quell’ultimo posto assai scomodo e pericoloso. L’apporto impalpabile degli spenti Gibson e  Viggiano, unito a quello di uno “sciagurato” Reynolds, aveva così messo in serie ambasce coach Bucchi, che ha avuto però il merito di sollecitare subito l’impiego di Fultz, Formenti e Ndoja, dai quali ha avuto un apporto inatteso ed assolutamente eccellente, perché gli ha consentito di chiudere il primo tempo sotto di sei punti appena (45-51) di fronte ad un Pesaro arrembante.
E qui dobbiamo dare atto a Bucchi di aver saputo dare una svolta decisiva al proprio, abituale canovaccio, perché, contrariamente alle proprie abitudini, è rientrato dopo il riposo lungo con il medesimo quintetto che aveva chiuso la prima parte della gara. Ha tenuto così le due guardie americane in panchina ricevendo ottime indicazioni ancora da Ndoja, Formenti e da Grant, che aveva alternato a Simmons. Poi, però, a metà del 3° quarto, spinto dalla necessità di ruotare gli uomini, Bucchi ha rimesso dentro Gibson e Reynolds, il quale ultimo lo ha subito ripagato con un doppio suicidio regalando altri due palloni agli avversari. Questo danno, Brindisi lo ha pagato amaramente andando nuovamente sotto fino al 55-65. Poi è stata brava la squadra a riprendersi abbastanza rapidamente e a chiudere la 3^ frazione sul 64-67. Ci siamo chiesti ripetutamente per quale motivo un campione del valore di Reynolds abbia sciupato in quel modo una prestazione così decisiva come questa, perché poi il caso o le sollecitazioni di Bucchi ci hanno mostrato all’inizio dell’ultimo quarto un altro Reynolds, totalmente diverso, perché ha messo a soqquadro la difesa avversaria travolgendola con 13 punti segnati in un amen, che hanno poi portato Brindisi addirittura in vantaggio di un punto, sul 70-71, rimettendo tutto quanto in gioco. Poi, qualche incertezza di troppo ha dato a Pesaro l’abbrivo finale per chiudere vittoriosamente e con pieno merito la partita.
In definitiva, questa gara è stata un’avventura affascinante e choccante allo stesso tempo, che comunque Brindisi si è lasciato stupidamente sfuggire dalle mani.
Nel corso di questa settimana, Bucchi dovrà cercare in ogni modo di riportare in linea di galleggiamento i tre esterni americani, che appaiono al momento fuori condizione o distratti forse dalla mancanza di obiettivi immediati, visto che quello della salvezza non lo è più da tempo. Non sappiamo cosa intenda fare la società, ma ci pare giusto che non si debba rinunciare a priori a dare altre soddisfazioni immediate alla stessa società, ma soprattutto ai tifosi, che gradirebbero moltissimo il conseguimento di una qualificazione ai play-off, pur se questa meta non era tra gli obiettivi prefissati. Il tempo per rimettersi in corsa c’è ancora tutto. Allora, perché non tentare?

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