lunedì 4 febbraio 2013

QUANDO MANCA L’IMPEGNO, LE SCONFITTE SONO INEVITABILI


Nello sport in genere, ci stanno le vittorie, i pareggi e le sconfitte, che sanciscono i risultati a seconda delle prestazioni effettuate. Nel basket, però, il pareggio non esiste, per cui non ci si deve accontentare soltanto del punto per ciascuno. O si vince o si perde, insomma, e, alla fine, quasi sempre il risultato finale premia o punisce il comportamento tenuto dalle squadre in campo. Lunedì scorso, nella gara contro Siena, l’Italia cestistica intera aveva apprezzato la condotta prodigiosa tenuta da Brindisi, che ha soggiogato impietosamente gli avversari con un impegno e con un gioco di squadra certamente più meritevoli. Quanto si è visto ieri sera a Cremona, ha nuovamente confermato l’equilibrio dei valori in campo: la squadra di casa ha disputato una gran partita per impegno, grinta e organizzazione di gioco, mentre l’Enel Brindisi è sembrata un pallone sgonfio, bello soltanto nei primi minuti, ma che poi, col passare del tempo, non rimbalzava più perché non riusciva ad avere la spinta necessaria.
Si è visto per l’ennesima volta, in pratica, quanto l’esito delle gare dipenda dalle motivazioni degli atleti in campo. Brindisi è parsa una squadra svogliata, distratta e appagata, alla quale il grande risultato ottenuto con Siena ha annebbiato le idee ed annullato la concentrazione, al contrario di Cremona, che aveva una grandissima voglia di piacere ai propri tifosi e ai propri dirigenti. Ne è venuto fuori un ibrido informe per  Brindisi, perché in realtà sul campo di gioco si è visto un impegno discontinuo da parte dei due contendenti. Era fin troppo logico e consequenziale che Cremona dovesse vincere a mani basse la partita, arrivando addirittura ad avere fino a 24 punti di vantaggio (79-55) dopo pochi minuti dell’ultimo quarto.
Premettiamo che ci stava pure la sconfitta a Cremona, visto che la squadra oggi affidata a Gigio Gresta è certamente una formazione assai diversa e fortemente potenziata rispetto alla gara di andata. E il tecnico, per la verità, aveva avvisato la squadra e l’ambiente intero del rischio che si poteva correre. Non ci stava affatto, però, che Brindisi disputasse una prova così scialba e incolore cambiando volto e intenzioni di gioco tra una partita e l’altra. Questione di impegno e di motivazioni, certamente, ma pure e soprattutto di serietà e di attaccamento alla maglia, visto che vari gruppi di tifosi hanno lasciato la propria casa per godere dell’impegno e di un nuovo, possibile risultato vincente che premiasse la propria squadra.
Lasciamo a Bucchi ed al suo staff il dovere morale di ricordare ai giocatori che questo non è un comportamento da professionisti. Non ci sono scusanti che possano validare un atteggiamento simile. D’altra parte, prima d’ora, mai avevamo visto la squadra lasciarsi andare come in questa occasione, perché, in situazioni precedenti - come nelle gare con Venezia ed Avellino - c’era sempre stata una motivazione tecnica sufficiente a spiegare le cause di quelle sconfitte.

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