lunedì 21 gennaio 2013

BRINDISI SI E’ BATTUTA CON GRANDE ORGOGLIO, MA VARESE HA VINTO CON PIENO MERITO

Per vincere a Varese, l’Enel Basket Brindisi avrebbe dovuto giocare al massimo delle proprie capacità, ricevendo dai propri giocatori il meglio di quanto essi fossero in grado di dare. Purtroppo per Bucchi, però, questo non è accaduto, perché agli acciacchi più o meno previsti ed evidenti di Ndoja, Viggiano e Fultz si sono aggiunte – e questo non era assolutamente previsto – le defezioni di Reynolds e di Gibson. Anzi, sono state proprio le prove dimesse delle due guardie a impedire a Brindisi, nonostante tutto ciò, la possibilità di vincere la gara. Va riconosciuto, infatti, che, pur senza loro due, la squadra in qualche maniera era riuscita a rispondere alla grande determinazione ed alla precisione di tiro dei varesini opponendo per buoni tre quarti di partita una strenua resistenza e alternandosi spesso anche in testa (44-46 al 25’, è stato l’ultimo vantaggio di Brindisi). Bucchi aveva attinto a piene mani dal solito apporto eccellente di Robinson (16 punti nei primi 20’), ma soprattutto da energie inattese ora da Simmons, ora da Zerini e Ndoja, ma soprattutto da Matteo Formenti (eccolo, nella foto di Massagli), che ha disputato una prova di assoluta eccellenza.
Messo in campo da Bucchi per tenere a freno nella fase difensiva prima Green e poi il redivivo Banks, Matteo ha tirato fuori dal proprio bagaglio tecnico e caratteriale una prova fantastica anche in attacco, sostituendosi a Gibson e mettendo a segno tre triple micidiali, non proprio previste dagli avversari, che lo avevano “battezzato” con molta supponenza concedendogli quegli spazi vitali da lui poi utilizzati opportunamente.
Sarebbe bastato, di conseguenza, che Gibson fornisse anche nell’ultimo quarto il solito apporto sostanziale visto alla ripresa del gioco (8 punti di parziale nella 3^ frazione) o che Reynolds ripetesse pari pari le prove maiuscole esibite a Bologna e domenica scorsa contro Milano, per poter sperare in una nuova, prodigiosa vittoria esterna. Invece, Reynolds ha girato a vuoto senza mai mettere in mostra la propria, solita energia vitale e perdendo troppi palloni (ben sette le palle perse) in maniera talvolta puerile e scolastica, mentre Gibson ha sofferto più del dovuto la marcatura asfissiante dei rivali e ha sciupato tiri che di solito mette dentro senza alcuna difficoltà.
Insomma, va riconosciuto a Varese di aver vinto più che meritatamente, soprattutto per la prova difensiva inappuntabile, ma sarebbe stato davvero interessante vedere anche a Varese quel Brindisi brillante e soprattutto in piena efficienza fisica apprezzato a Bologna. Siamo certi che il finale di gara non sarebbe stato così tanto facile per Vitucci ed i suoi giocatori.
In complesso, tuttavia, dobbiamo ritenerci più che soddisfatti per la prova esibita a Varese, come avevamo pure fatto per quella contro Milano, perché Brindisi si è battuta al meglio di quanto potesse fare nelle attuali, precarie condizioni fisiche. La squadra sta dando ogni volta il massimo di quanto è in grado di assicurare, ma forse comincia anche ad accusare un po’ di fatica per aver spesso raggiunto e mantenuto intensità d’azione e vertici di gioco più adusi a squadre maggiormente competitive, mentre quello che possiamo e dobbiamo chiedere a questi ragazzi non deve andare oltre l’obiettivo prefissato che, almeno per il momento, pare già assicurato per un buon 80%.
Dopo aver percorso un cammino prodigioso nelle ultime nove partite (7/9 era stato il bilancio parziale) prima delle due gare con Milano e Varese, superando brillantemente avversari che erano decisamente alla sua portata, come era stato pure ampiamente previsto, Brindisi sta accusando ora il divario tecnico e strutturale che la dividono da squadre come Milano, Varese e poi sarà la volta di Siena, Cantù e Sassari, costruite per vincere il campionato o, addirittura, per disputare l’Eurolega.
Non chiediamo troppo, allora, ai nostri ragazzi, ma sosteniamoli con fiducia e con la solita passione in questo periodo di maggiori difficoltà, in attesa, poi, di rivederli combattere ad armi pari contro avversari che hanno il loro stesso obiettivo, cioè quello della permanenza in Lega A. 

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