lunedì 3 dicembre 2012

PREGI E DIFETTI DI UN BRINDISI COMUNQUE VINCENTE


La grande vittoria esterna di Reggio Emilia, che ha fatto il bis dopo la prima assoluta di Sassari,  ha portato grandi benefici in casa dell’Enel Brindisi. Prima di tutto, per il morale, salito a mille per la gioia di tutte le componenti dell’habitat cestistico brindisino: i giocatori, con il Gibson che più pazzo e decisivo di così non si può; coach Bucchi, che ha vinto una delle partite certamente più folli e complicate della sua lunga carriera; la dirigenza, che non sta rimpiangendo assolutamente gli enormi sacrifici svolti per tenere questa squadra in serie A; e, non ultimi, i tifosi, perché si stanno sempre più affezionando a questa squadra, strana e alterna per quanto si voglia, ma che continua a dar loro soddisfazioni e risultati che mai prima d’ora Brindisi aveva ottenuto in serie A nelle precedenti due partecipazioni.
Cinque vittorie e cinque sconfitte: questo è il bottino fin adesso portato a casa dall’Enel Brindisi, da considerare più che eccellente alla decima di campionato, cioè ad un terzo del cammino compiuto. E siamo certi che Bucchi e tutti i fedelissimi della New Basket Brindisi avrebbero apposto la propria firma alla vigilia del torneo in calce alle previsioni della vigilia dopo dieci partite. Nonostante questo gran bel risultato, per di più, a nessuno è ancora sceso giù il boccone amarissimo della sconfitta interna con Varese. Ma ormai è andata, quella è acqua che non macina più.
Dicevamo prima delle stranezze di questa squadra, capace di tutto, perfino di battere in casa sua la sorprendente Sassari, fino a quel momento regina del campionato, insieme a quel Varese che Brindisi aveva messo sotto per tutta la gara e che era ormai padrona assoluta del campo e della partita, quando mancavano soltanto 35”: quei maledettissimi 35”, che i brindisini si porteranno nel cuore e nella mente per chissà quanto tempo, perché poi tutto il resto, compreso lo choccante, successivo supplementare, lo ricorderanno come un’impossibile allucinazione.
A Reggio Emilia, si è visto nuovamente di che cosa sia capace questa squadra, nel bene e nel male, con tutti i suoi tanti pregi ma pure con tutti i suoi vari difetti. I 28 palloni regalati agli avversari, il pessimo 56% di realizzazione (13/23) nei tiri liberi, gli svariati "secondi tiri" lasciati ai reggiani sotto i tabelloni, la sterilità assoluta di Simmons, sono stati pareggiati mirabilmente dall’ottima percentuale di realizzazione (25/42, con il 59,5%) nel tiro da due punti e dai 38 rimbalzi conquistati contro i 39 di Reggio Emilia, oltre che dalla scoperta di un Grant mai visto prima così fertile e solido.
Luci ed ombre in gran quantità, quindi, per questa squadra assolutamente incatalogabile e fuori da ogni regime. Neppure a dirlo, il suo condottiero più accreditato – quel Jonathan Gibson ormai temutissimo, marcato a vista dai più eccellenti mastini della serie A – ha voluto tener fede fino in fondo alla partita al suo ruolo di micidiale, imprevedibile  guastatore, con quel tiro cercato, voluto ad ogni costo, al quale il cecchino di West Covina aveva affidato tutte le proprie speranze di salvezza per la sua partita fino a quel momento inguardabile e mediocre sotto qualsiasi aspetto. Un tiro telecomandato dalle sue mani morbidissime, che soltanto un vero campione poteva pensare di indirizzare nel canestro avversario da almeno nove metri, a due soli secondi dalla fine di una partita pazza quanto lui. 
Insomma, il messaggio che Gibson ha voluto mandare con quel canestro folle a tutto il campionato è quello di stare attenti a questa Enel Brindisi, matricola sì quanto si vuole, ma certamente intenzionata a far parlare di sé ancora per lungo tempo.

4 commenti:

  1. Lettura completa, bella e condivisibile dell'Enel e, nello specifico, della gara di Reggio
    (lo so: non c'è bisogno che io ribadisca la qualità e la godibilità del tuo scrivere).

    In effetti è così: mai Brindisi aveva fatto così bene in massima serie. Davvero avrei messo la firma, ad inizio stagione, per 10 punti dopo dieci gare. E come me tanti, tantissimi.

    Ed è confortante quanto hai rilevato: ossia, abbiam "messo sotto" Sassari (a casa sua) e Varese. E non abbiam proprio sfigurato a Siena. Ed abbiam vinto a Reggio. Intendo dire: non piccole rondinelle (che come è notto non fanno primavera) e/o squadra che lotta con tutte ma poi PERDE SEMPRE.
    No: Brindisi vince, sa vincere. Lo ha fatto.
    Ed alle luce di queste vittorie che possiamo, a pieno titolo, dire che avremmo meritato di vincere pure con Varese (si, resterà a lungo quel finale, fra i ricordi brutti. Al pari della sconfitta interna con la Cottorella Rieti e, ancor prima, la gara persa alla nuova idea con la Superga Mestre nell'80).

    Ma, tutto sommato, va bene così.
    Speriamo che si prosegua alla stessa stregua delle prime dieci gare: è davvero una grande gioia ed una bella soddisfazione per Brindisi.

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  2. Grazie, Cosimo! Mi fa piacere confrontarmi con i miei amici, e non soltanto per la convalida di quanto scrivo, ma pure per le voci critiche nei miei confronti, quando hanno piena validità.
    L'inizio di campionato è stato davvero interessante. Ora speriamo che il processo di miglioramento tecnico-tattico della squadra continui, perchè ci sono ancora tanti aspetti negativi che vanno rivisti e perfezionati. Comunque, la nostra è una squadra che merita fiducia.

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  3. e ci siamo dimenticati dell'ottima partita giocata a Cantù? L'unico vero neo, fino a questo punto, secondo me è stata la sciagurata partita interna contro Venezia. Negli altri casi di sconfitta abbiamo comunque ben figurato e, addirittura, abbiamo anche rischiato di vincere.
    Giorgio Travaglini

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  4. Pienamente d'accordo con te, Giorgio! Non avevo citato la gara di Cantù soltanto per motivi di spazio. E' vero, la partita che Brindisi ha ciccato completamente è stata quella interna con Venezia, perchè in quasi tutte le altre occasioni (tranne l'ultimo quarto di Siena e di Avellino), la squadra si è comportata assai onorevolmente.

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