lunedì 26 novembre 2012

L’UMILTA’ DI AVELLINO HA BATTUTO LA SICUMERA DI BRINDISI


La forza della disperazione di Avellino ha avuto la meglio sulla tranquillità psicologica di Brindisi. Un po’ troppo tranquilla è parsa, per la verità, la squadra di Piero Bucchi, che ha tenuto bene il confronto sul piano tecnico per i primi tre quarti della gara, ma poi è affondata miseramente nell’ultima frazione (32-20 di parziale) davanti alla classe sopraffina di Mustafà Shakur oltre che alla grinta fin troppo spianata di Linton Johnson e di Ndudi Ebi, questi ultimi due personaggi che hanno poi continuato oltre la gara, fino a sbracare completamente al cospetto dei tifosi brindisini rispondendo con gesti volgari e squallidi alla loro sportività.
Come di solito accade, sono sempre le motivazioni a determinare i risultati. Nell’occasione, la squadra irpina di stimoli ne aveva molti di più di Brindisi, perché voleva vincere ad ogni costo la partita per uscir fuori dalla crisi di risultati, ma pure per salvare la testa a Gianluca Tucci, avellinese verace, il tecnico che ha sostituito Valli per precisa richiesta dei suoi giocatori.
Le due squadre si sono inseguite per buona parte della gara, quasi sempre con Brindisi a fare da battistrada e Avellino a rincorrere affannosamente. Brindisi, però, è vissuta più sul talento e sulla buona disposizione dei singoli, ora con Viggiano, ora con ‘Ndoja, ora con Fultz (eccolo, nella foto di De Virgiliis, marcato dall'irpino Spinelli)), mentre Robinson non è mai entrato in partita, Simmons si è fatto surclassare da Johnson e le due guardie americane sono andate a corrente alternata portando più guai che benefici.
Ma questo scarso rendimento di Reynolds e di Gibson è stato causato dal piano-partita studiato a puntino da coach Tucci, cioè quello di frenare i ritmi e la corsa delle due guardie, ormai note a tutti come il centro-motore dell’Enel Basket Brindisi. E, infatti, l’aggressività e il rigore tattico di Spinelli e compagni hanno causato il rendimento alterno e squinternato dei due facitori di gioco bianco-azzurri mettendo in crisi prima loro due e poi, come logica conseguenza, anche i compagni di squadra, rimasti senza i necessari rifornimenti.
L’atteggiamento piuttosto remissivo di Brindisi nell’ultimo quarto ha, poi, favorito ancor più la determinazione di Avellino, che ha spadroneggiato sotto i tabelloni sia al rimbalzo (39 a 27  è stata la differenza di carambole conquistate) che sporcando tutte le linee di passaggio per i lunghi, che non hanno più visto un pallone decente da giocare. Il predominio assoluto in questo settore, insieme al troppo elevato numero di palloni perduti (23) ha determinato senza alcun dubbio la differenza di valori messi in campo.
Insomma, la batosta di Avellino deve suonare come un campanello d’allarme richiamando tutti i componenti del progetto-basket brindisino, in primis Bucchi ed i suoi giocatori, a prendere atto di questa realtà imprescindibile, cioè che i risultati si possono ottenere soltanto se si gioca di squadra, tutti uniti dalla medesima mentalità e dalla stessa voglia di vincere. La partita di Avellino, però, ha insegnato pure che, per vincere, non basta il talento da solo, se, insieme ad esso, non si aggiungono anche lo spirito di sacrificio, l’umiltà, la concentrazione e la continuità di gioco per tutta la partita.

2 commenti:

  1. Carissimo Pompeo, non conoscendo il significato della parola "sicumera", mi sono aggiornato e mi sembra un pò esagerato definire l'Enel Brindisi con questo sostantivo. Secondo me, la nostra squadra non ha nè ostentato sicurezza di sé, nè tantomeno è stata arrogante e provocatoria o per lo più presuntuosa e altezzosa. Hai forse voluto "stuzzicarla". Con stima. Francesco

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  2. Infatti, Francesco, hai centrato perfettamente il mio proposito: cioè, quello di provocare la reazione della squadra in occasione della nuova trasferta di Reggio Emilia. Non mi è piaciuto il modo in cui hanno giocato nell'ultimo quarto, poco concentrati e disorganizzati, quasi ognuno per proprio conto. Del resto, Bucchi li ha maltrattati di brutto nel corso del time-out chiamato a beklla posta.
    Ogni tanto, una tiratina d'orecchi fa sempre bene.

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