venerdì 9 novembre 2012

L’INVITO DI PIERO BUCCHI: “BRINDISI, DEVI CRESCERE ANCORA!”


I fatti della vita ci hanno spesso insegnato che, ogni tanto, una bella lezione di comportamento – in questo caso, puramente sportiva – non fa mai male, specialmente se deve servire a far crescere e maturare un ambiente sportivo, come quello cestistico brindisino, che fino a pochi anni fa ambiva a traguardi abbastanza contenuti, consoni ad un sano ambiente provinciale, e che soltanto da pochi anni guarda ad un futuro migliore con ambizioni più che legittime.
Ed è quella che ha dato, qualche giorno fa, a tutti quanti noi brindisini, Piero Bucchi, il coach dell’Enel Basket Brindisi, che di esperienza di vita sportiva ne ha accumulato più che a sufficienza, dopo aver retto e guidato negli anni scorsi squadre di alto lignaggio come Milano, Treviso, Roma e Napoli, dopo quella meno ambiziosa di Rimini.
Preoccupato di quanto è emerso nei giorni scorsi nei giudizi espressi dagli organi di stampa e nel comportamento dei tifosi nei confronti della squadra, Bucchi ha voluto intervenire direttamente, in occasione della conferenza stampa di mercoledì scorso, per esprimere un suo giudizio personale, da uomo saggio e scafato, soprattutto da un “non brindisino” e, quindi, da una persona che guarda in casa nostra, con occhio benevolo ma sempre più obiettivo del nostro, le abitudini e il comportamento di noi brindisini. Bucchi ha dichiarato di trovarsi bene nella nostra città, ama il nostro mare, le abitudini della nostra gente, la nostra cucina, la passione che ci mettiamo nel sentirci partecipi della vita di questa nostra squadra di basket. Proprio per tutti questi motivi, egli desidera che Brindisi cresca sempre di più e raggiunga una dimensione più idonea alle sue aspirazioni. Ecco perché ha pensato bene di esprimere, con il garbo che gli è congeniale, dei rilievi, che vogliono essere soprattutto dei consigli, circa il “modus operandi” della tifoseria di casa nostra nei confronti della squadra: "Brindisi non ha visto tanto per poter giudicare la A1, non ha visto l’Eurolega. Quello che deve fare ora è sostenere questo grande patrimonio che le è stato offerto. Io credo che gli entusiasmi del pubblico siano più che normali, ma bisogna stare attenti a quello che si fa. Ci sono dirigenti e soci che hanno investito economicamente nella squadra, i quali cominciano a rendersi conto, anche confrontandosi con me e con Puglisi - che di partite ne abbiamo viste tante - che, se ti vuoi salvare in un campionato come questo, bisogna andare incontro anche a qualche sconfitta”. Parole sagge, queste di Piero Bucchi, che hanno fotografato esattamente la realtà nella quale oggi la nostra squadra è venuta a trovarsi. Noi brindisini, negli anni precedenti,  siamo stati abituati troppo spesso a vincere, a dominare i vari campionati disputati. Ora che siamo arrivati in serie A, ci viene più difficile abituarci a vedere sconfitta la nostra squadra, come è capitato nelle due gare interne con Varese e con Venezia. Infatti, sono arrivati subito i primi mugugni, le prime reazioni negative, culminate nell’esodo anticipato di un bel numero di tifosi, che hanno lasciato il palazzetto alcuni minuti prima della fine della gara con Venezia.
“Questo continuo lamentarsi – ha detto ancora Bucchi - non vorrei che portasse i dirigenti – e, in parte, qualcuno già lo sta facendo - a pensare che forse sarebbe meglio restare in A2, così si vince di più e la piazza è più contenta. Disputare l’A1 pensando di vincere sempre, come vuole Brindisi, significa avere dei budget che oggi non ci possiamo permettere. Allora, a fronte di questa critica, secondo me ossessiva, forse non è questa la Lega ideale per Brindisi”.
Quanto ha dichiarato Bucchi è la pura verità, detta senza mezzi termini. Le sue parole, certamente espresse con il cuore, debbono farci riflettere e consigliarci a stare più vicini alla nostra squadra. La vittoria di Sassari, giunta subito dopo la dura sconfitta interna con Venezia, ci ha detto con estrema franchezza che l’Enel Brindisi in questo campionato ci può stare benissimo, perché può permettersi pure di battere la squadra capolista del campionato di serie A, per di più in casa sua. Ma, nello stesso tempo, può pure capitare che perda qualche partita, come è accaduto con Venezia, senza che questo stato di cose inviti i tifosi a rivoltarsi contro il tecnico ed i suoi giocatori. Ogni partita ha la sua storia, perché spesso il risultato dipende da episodi marginali ed estemporanei, come è accaduto con Varese, quando Brindisi era davanti di sette punti a 45” dalla fine. Dobbiamo, perciò, imparare ad accettare serenamente anche i risultati negativi, specie quando arrivano di sorpresa, senza che questo debba provocare sconvolgimenti e ribellioni che possono soltanto nuocere alla vita e al futuro della società e della squadra.
Cominciamo a farlo già da domenica prossima, allora, quando a Brindisi arriverà la Scavolini Pesaro, una squadra di grandi ambizioni e tradizioni, che però ha la stessa classifica dell’Enel Brindisi, il medesimo iter compiuto finora, senza che a Pesaro i tifosi abbiano fatto la rivoluzione. Di conseguenza, Brindisi potrà vincere o perdere a seconda dell’andamento della gara, ma importante sarà sostenere sempre la squadra col massimo impegno.

2 commenti:

  1. Hong Kong Soul Brother9 novembre 2012 05:50

    Due stagioni fa abbiamo sostenuto quella banda di smidollati in maniera commovente, ad esempio portando tutta quella gente a Montegranaro nonstante avessimo raccattato figuracce in giro per l'Italia. Stessa cosa all'esordio in Legadue, dove da ultimi i tifosi invasero Roseto. In queste due precedenti esperienze l'obiettivo era lo stesso di quest'anno, cioè la salvezza. Che conclusioni ne trae? Più che crescere siamo regrediti? E se è così, perché?

    RispondiElimina
  2. Come accade per tutte quante le squadre, di qualsiasi sport ed entità esse siano, il tifoso, l'appassionato è irrazionale e istintivo, si lascia trascinare dalla sua passione e dal suo entusiasmo per i propri beniamini, per la squadra del cuore. E questo va visto in positivo come pure in negativo nei confronti della propria squadra: se vince, la pone sull'altare; se perde, la getta nella polvere. Ma proprio per questo lo sport è bello e queste emozioni vanno vissute per intero. Te lo dice un soggetto che, prima di provare ad essere un critico della materia, ha fatto per vari anni il tifoso seguendo la sua squadra dovunque.
    Il tifoso brindisino non è diverso dagli altri, anzi ci mette ancor più dedizione ed entusiasmo, come ha dimostrato negli anni scorsi a Rimini, a Reggio Emilia, a Montegranaro, etc. Anche quando la squadra non lo meritava (a Montegranaro, Brindisi perse di 42 punti e c'ero anch'io in quella tristissima trasferta), i tifosi brindisini si misero in viaggio con l'entusiasmo di sempre. Si sono comportati così sia quando si lottava per una promozione che per una semplice salvezza. A mio modesto avviso, è giusto così, altrimenti il tifoso non potrebbe chiamarsi tale. Non è capace di stare a speculare se gli convenga seguire la squadra o starsene al calduccio di casa propria. Un fatto, però, è sintomatico. A causa della mancanza di una maggiore capienza del palace, non c'è mai stato un cambio generazionale della tifoseria brindisina. Di conseguenza, accade che sugli spalti si vedano molti più tifosi "stagionati" che giovani. E non sempre accade, oggi, che gli "stagionati" tifino per la propria squadra squarciandosi la gola come facevano da ragazzi. E' indubbio che non ci sia più il tifo trascinante e incessante di trent'anni or sono.

    RispondiElimina