lunedì 29 ottobre 2012

LA PARTITA CON VENEZIA HA MOSTRATO UN BRINDISI ANCORA IMMATURO


Avevamo presentato la partita tra Brindisi e Venezia con l’etichetta di prima gara-spartiacque per la squadra dell’Enel Basket Brindisi. Avevamo visto giusto, ma non nel senso che ci sarebbe stato più comodo, purtroppo.
Il confronto di ieri a mezzogiorno tra le due squadre ha espresso un verdetto chiaro e inequivocabile, che dovrà essere subito e attentamente valutato dal tecnico e dai dirigenti della società.
Si riteneva che ci sarebbe stato un confronto aperto e alla pari tra le due squadre. Invece, il campo ha decretato una differenza di valori già netta: Venezia è una squadra forte, completa, che non ha avuto vuoti di memoria nel corso della partita giocando sempre a un livello di assoluta eccellenza; di contro, Brindisi non è ancora una squadra nel vero senso del termine, perché non è stata capace di esprimere il proprio gioco, soffocata com’era dalla tattica imposta da Andrea Mazzon e dai suoi giocatori. Basti pensare che il primo ed unico contropiede impostato da Brindisi lo si è potuto vedere al 37’ di gioco, quando Venezia aveva ormai preso il volo. Soprattutto nella ripresa, si è veduto un Brindisi inerme, rinunciatario, succube degli avversari e tenuto in piedi dai soli Robinson e Zerini (eccolo, nella foto di De Virgiliis), gli unici che siano stati capaci di tirar fuori determinazione e personalità.
Coach Mazzon ha soffocato la manovra avversaria con una tattica che impediva ai brindisini di correre, che poi è quello che sanno fare meglio. Imponendo ai propri giocatori di coprire gli spazi con continui  e puntuali rientri difensivi, il coach veneziano ha frustrato i tentativi delle guardie brindisine di giocare in velocità e di esprimere transizione e contropiede, che sono al momento le uniche e valide armi in loro possesso, visto che il p&r non ha mai funzionato a dovere, perchè il tiro dal perimetro non ha mai avuto validi interpreti (6/26 nel tiro da 3 punti, appena il 23% di realizzazione) per battere l’efficace zona proposta dal tecnico avversario. Proprio quella mossa tattica che, nella scorsa stagione, rappresentava il fiore all’occhiello di Brindisi che la eseguiva alla perfezione sull’asse Renfroe-Borovnjak. Schema tattico che, invece, in questa squadra non si riesce a costruire in nessun modo.
Anche contro Venezia, poi, si è potuto riscontrare che Brindisi ha due seri problemi ancora irrisolti: la posizione di Gibson in campo e quello che rischia di diventare un vero caso-Viggiano.
Ancora ieri, il campo ha detto in maniera fin troppo evidente che Gibson è una guardia tiratrice, mentre da playmaker risulta piuttosto scadente, perchè perde troppi palloni e non ha i tempi giusti per far giocare la squadra, che, invece, gioca meglio quando a dirigere il gioco vanno Reynolds o Fultz, che hanno maggiore equilibrio tattico. Del resto, i brindisini si sono legati a lui, ma vanno matti per il Gibson “shooting-guard”, per l’uomo che mette in atto prodezze fantastiche, come spesso egli ha fatto nella scorsa stagione, non certo per il Gibson-playmaker. A lungo andare, questa situazione potrebbe giocare contro l’economia della squadra, anche perché domenica è tornata a galla in qualche modo la posizione di Reynolds, che ha giocato una partita insignificante rispetto a quella di Cantù. Chissà, Scottie potrebbe subire dei contraccolpi psicologici proprio da questa situazione, cioè quella di non sapere quale sia la definizione precisa dei ruoli tra lui e Gibson.
L’altra situazione di precarietà è determinata dal mancato inserimento in squadra da parte di Jeff Viggiano. Bucchi ha fatto di tutto per inserirlo nel gruppo, che, tra l’altro, è composto per 6/10 da americani, suoi connazionali. Lo ha sempre schierato in quintetto dandogli fiducia, ma il giocatore fino a questo momento non è riuscito a dimostrare il proprio valore e comincia a diventare, per la verità, un serio problema per la squadra.
Insomma, come si può facilmente comprendere, ci sono vari motivi che stanno determinando una situazione di difficoltà nella squadra. Bucchi e i suoi assistenti dovranno ancora lavorare a lungo per rifinire i tanti dettagli che impediscono alla squadra di rendere maggiormente. Domenica si andrà a Sassari e si tratterà di un confronto impari, visto che dopo cinque partite la Dinamo è ancora a punteggio pieno. Per Brindisi dovrà essere comunque una partita di assoluto impegno allo scopo di oliare ancora meglio quei meccanismi di gioco che la gara con Venezia ha rivelato ancora inesistenti. Bisogna fare in modo, in definitiva, di farsi trovare pronti per il successivo, duplice impegno casalingo contro Pesaro e Montegranaro. Allora non si dovrà più sbagliare!

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