martedì 23 ottobre 2012

CARNEADE! CHI ERA COSTUI? NO, IO SONO SCOTTIE REYNOLDS!


Al ritorno da Atene, dove giovedì scorso aveva giocato e perso di soli due punti contro il Panathinaikos, quando si è trattato di preparare la partita contro l’Enel Basket Brindisi, Andrea Trinchieri, coach della “che bolletta” Cantù, non aveva avuto dubbi  di sorta sul modo di fermare la manovra dell’avversario di turno: cercare di bloccare in ogni modo Jonathan Gibson, il faro della squadra, l’uomo che catalizzava su di sé almeno il 50% della manovra di squadra, e il gioco era fatto.
Per la verità, Trinchieri ci era quasi riuscito in pieno, tenendo Gibson fermo a 14 punti soltanto, quando di solito si mantiene sulla buona media di 24 punti a partita.
Il povero Trinchieri, però, non aveva fatto i conti con un certo Scottie Reynolds e con la sua grande voglia di rivincita contro la sfortuna che lo aveva tenuto fuori gioco per tutta l’estate e per buona parte della preparazione svolta già a Cisternino e nei tornei preliminari. La sua paura di farsi male nuovamente lo aveva frenato e consigliato, insieme ai medici della squadra, di non forzare i ritmi almeno fino a quando il malanno al ginocchio non fosse stato eliminato.
Lui che era stato nominato McDonald All-American nel suo ultimo anno di liceo e considerato il quarto miglior playmaker degli USA, con l’eccellente media di 28,4 punti, 4,5 assist e 4.0 palle recuperate a partita; lui che con il college dei Villanova Wildcats era stato nominato “Rookie of the year” della stagione 2006-2007; lui che era stato il secondo miglior marcatore nella storia di Villanova University con 2222 punti, 472 assist e 203 palle recuperate; e che, quindi, era venuto in Italia e a Brindisi, in particolare, preceduto da una fama di giocatore illustre e ottimamente valutato, faceva fatica a restare in disparte rispetto ai propri compagni, costretto a recitare il ruolo dimesso di giocatore ancora inespresso, confinato agli ultimi posti nella scala dei valori di beniamino del pubblico brindisino da un suo compagno di squadra, Jonathan Gibson, condottiero illustre e primo artefice della promozione in serie A.
Nelle prime due partite di questo campionato, contro Siena e Varese, Scottie aveva giocato senza forzare, mettendo però in risalto miglioramenti sensibili che aumentavano di partita in partita, fino alla buona gara disputata contro Cremona, quando aveva contribuito notevolmente alla conquista della prima vittoria di Brindisi. A Cantù, però, Reynolds non ce l’ha fatta più a trattenersi, a controllare il proprio istinto e la propria anima di campione e di primo attore che lo avevano contraddistinto nel corso dei campionati NCAA. Col trascorrere dei minuti, si era reso conto che Cantù teneva Gibson soggiogato con il lavoro difensivo degli avversari e ha deciso di passare definitivamente all’azione. Ne è venuta fuori la miglior prestazione di Brindisi in campionato, trascinata da questo giocatore-rivelazione per tutti, a cominciare da coach Trinchieri che non sapeva più a quale santo votarsi per fermarlo. 14 punti nel primo tempo, 19 nella ripresa, per un totale di 33, sono stati il suo bottino, ma, soprattutto, la conferma di autentico uomo-squadra, per questo Scottie Reynolds da Huntsville, con un carisma e con una completezza che soltanto i campioni veri posseggono.
Non ce l’ha fatta Reynolds a condurre Brindisi alla vittoria, con quell’ultimo tiro che aveva nelle mani, tradito dall’aver considerato da due invece che da tre punti il distacco che Brindisi aveva nei confronti di Cantù. Poteva essere il tiro della vittoria se effettuato da tre punti, come aveva fatto fino a pochi attimi prima. Invece, ha deciso di tirare da due credendo di portare Cantù all’overtime, ma sbagliando la valutazione e il tiro susseguente.
Dettagli, questi, di una sconfitta immeritata, ma pure di una partita stupenda, giocata da Reynolds e dalla squadra tutta con una determinazione e con una convinzione irriducibili. E’ la seconda volta, dopo quella con Varese, che Brindisi gioca bene, domina la partita per vari tratti, ma perde al fischio della sirena. Queste sconfitte si possono accettare soltanto se debbono servire a pagare lo scotto del noviziato e a far crescere i giocatori e la squadra. Ed è proprio quello che ci auguriamo che accada già da domenica prossima, quando, alle ore 12 in punto, Brindisi e Venezia si affronteranno sul parquet del Pentassuglia nell’ambito della 5^ giornata di campionato.

2 commenti:

  1. E' possibile non accorgersi che si è a -3 se la rimessa avviene al volo cioè senza interruzione ma nel caso di Reynolds la rimessa è avvenuta dopo i liberi di Tabu,cioè dopo un'interruzione,durante la quale tutti e non solo il play avrebbero dovuto almeno vedere il tabellone del punteggio per sapere cosa fare,perciò...niente giustificazioni.Rimane il fatto che se fossimo andati all'over time secondo me ne avremmo prese 20.

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  2. Fabio, quella partita ormai è andata. Importante sarà per Bucchi ed i suoi giocatori cercare di non commettere ulteriori errori facendone tesoro. Il ciclo delle partite "impossibili" per il momento è terminato. Ora Brindisi affronterà squadre di pari valore, compresa Sassari, con tre partite in casa su quattro. Ora non si deve più sbagliare!

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