lunedì 16 luglio 2012

LA SCOMPARSA DI TREVISO E LA PASTA E CECI DI RUDY

Non avrei mai voluto sentirla, quella tremenda notizia di Treviso che scompare dallo scenario della pallacanestro italiana. E non lo affermo soltanto da tifoso dei bianco- verdi e da grande appassionato di basket, ma da vero sportivo.
Perché la magica Treviso dei cinque scudetti è stata cancellata dal firmamento cestistico italiano, non avendo avuto neppure la possibilità di affiliarsi o di sostituire Piacenza ed Ostuni partendo dalla Legadue.
Viene proprio da chiedersi che campionato sarà il prossimo, senza il Palaverde trevigiano, senza il Paladozza bolognese-sponda Fortitudo di Legadue, anche questa scomparsa definitivamente dal palcoscenico della serie A. E deve per davvero far pensare non poco gli alti papaveri del basket italiano la scomparsa dalle scene anche di Piacenza e di Ostuni, due società che si erano appena affacciate alla ribalta della pallacanestro di serie A, per altro facendo bene al primo colpo.
La scomparsa di Treviso, per non dire della dinastia dei fratelli Benetton, per me è stato come un colpo al cuore soprattutto perché, nel campionato 1996-97, avevo trascorso un anno sabbatico a Treviso, dove avevo pensato di trasferirmi definitivamente, armi e bagagli, con la mia famiglia, quasi telecomandato da mio fratello Vittorio che lì ci vive da oltre vent’anni e che mi voleva accanto a sé ad ogni costo. Avevo vissuto come in un’atmosfera di arcana magia quell’anno, con una sequenza stupenda e quasi irreale, una serie di situazioni una più bella e fantasiosa dell’altra: la presentazione del mio fraterno amico Rudy D’Amico al "giemme" della Benetton Maurizio Gherardini, il mio ingresso in società in qualità di giornalista accreditato Benetton, la decisione di stampare insieme a Vittorio un settimanale tutto nostro dal titolo “Treviso Notizie”, Rudy che veniva spesso a casa mia da Firenze per seguire la fase  europea della Benetton in qualità di scout dei Cleveland Cavaliers e ogni volta pretendeva che Mabel gli cucinasse la pasta e ceci di cui è ghiottissimo, l’amicizia con il coach Mike D’Antoni, la bellissima vittoria e la festa dello scudetto tricolore alla Ghirada, la splendida cittadella dello sport di Treviso creata dai Benetton, la decisione della società di voler acquistare degli spazi pubblicitari sul nostro giornale che stava a significare un apprezzamento fantastico del lavoro svolto.
Insomma, io e la mia famiglia vivevamo una specie di “favola” in cui ci stavamo così bene da decidere di non volercene tornare più nella nostra Brindisi.
All’inizio dell’estate ‘97, invece, si verificò, all’improvviso, una serie lunghissima di contrattempi che, com’è accaduto oggi alla Benetton, ci costrinse a fare rapidamente il viaggio all’inverso. 
Treviso, addio! La bella favola era finita, tornava la dura realtà della vita.

2 commenti:

  1. Fa riflettere la scomparsa anche di altre piazze storiche ...Udine,Rimini,Roseto,Ferrara ....
    Mi sa che dobbiamo cambiare il nome alla F.I.P.
    da oggi si deve chiamare Federazione Italiana Palla a capestro!!!
    Speriamo Bene.
    Noi più che Abbonarci non possiamo fare di tifare invece non possiamo proprio smettere.
    F.I.P
    Forza Incalza Pompeo
    Ciao
    Rino

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